L’eleganza del riccio

Muriel Barbery
L’eleganza del riccio
Traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli
Edizione E/O, 2006

Muriel Barbery (Casablanca, 28 maggio 1969) è una scrittrice francese. Allieva dell’École Normale Supérieure è stata docente di filosofia presso un istituto universitario di formazione degli insegnanti.
L’Élégance du hérisson (L’eleganza del riccio) è il suo secondo romanzo ed è stato una delle sorprese editoriali del 2006 in Francia: ha infatti avuto ben 50 ristampe ed ha venduto oltre 2 milioni di copie, occupando il primo posto nella classifica delle vendite per trenta settimane. Al 2011, il romanzo ha venduto oltre 5 milioni di copie in tutto il mondo.
L’edizione italiana, forte di oltre 1.700.000 copie vendute grazie al passaparola dei lettori, ha raggiunto, nel febbraio 2008, il primo posto nella classifica generale dei libri.

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 In questo romanzo vengono trattati temi come l’amicizia e l’importanza, in se, della vita. Viene fatto capire molto spesso che non bisogna fermarsi alle apparenze e che nella vita non bisogna farsi troppe illusioni ma bisogna sempre guardare in faccia la realtà
Tutta la vicenda si sviluppa in un palazzo nella Rue de Grenelle 7 a Parigi, abitato da famiglie ricche appartenenti all’alta borghesia. La storia si sviluppa in due parti : da una parte ci viene raccontata la vita di una portinaia e dall’altra quella di una ragazzina. La storia è ambientata ai giorni nostri. Nascosta da tutti, nella guardiola del nobile palazzo, vive Renée, una portinaia che apparentemente si presenta sciatta, grassa, chiusa in se stessa e dipendente dalle trasmissioni televisive. Eppure dietro a questa donna comune si nasconde una donna di grande animo e di interessi, che legge, studia e si appassiona molto alla cultura giapponese. L’altro personaggio simbolico è Paloma, una bambina che stanca della mediocrità dell’essere umano e di non essere capita, decide di uccidersi nel giorno del suo tredicesimo compleanno. È una ragazzina sveglia, con molte idee brillanti ma purtroppo con un approccio critico alla vita; si sente diversa delle sue compagne , troppo immature. Cercherà sempre di non mostrare ciò che realmente è ma grazie all’aiuto del signor Ozu troverà una fedele amica alleata in Renée. Il finale della storia è del tutto inaspettato in quanto Renée muore investita da un furgone della lavanderia, sotto gli sguardi di tutti ma soprattutto sotto quelli della ragazzina e del signor Ozu, l’uomo che dopo tanti anni dalla morte del marito le aveva fatto battere il cuore. La Vicenda dura qualche mese.
La storia è narrata in prima persona dalle due protagoniste (il libro è scritto in piccoli capitoli alternati tra le due protagoniste e infatti cambia anche il carattere grafico).
Viene usato qualche volta dalle protagoniste il flashback, per ricordare i tempi passati. Il lessico è semplice e delicato, ha la sintassi pulita, ci sono molti spunti letterari a volte anche troppo complessi.

Ho iniziato a leggere il libro lentamente e a fatica ma poi ha iniziato a coinvolgermi sempre di più. Le molte riflessioni filosofiche delle due protagoniste mi hanno rallentato la lettura e mi hanno costretto a leggere più volte per capire. È un libro che aiuta molto a riflettere e in alcuni punti è persino pesante ma questa pesantezza è spezzata dalla voglia di conoscere il seguito della storia. Ha certamente un finale inaspettato e sicuramente non scontato e fa riflettere molto su quanto sia bella la vita.
Una delle frasi che mi ha colpito maggiormente è una che dice che la morte provoca maggiore dolore alle persone che ti vogliono bene che a se stessi. Mi è piaciuto molto questo libro e lo consiglierei a chi come me ha voglia di riflettere e imparare. Ancora una volta ho capito che non bisogna fermarsi alle apparenze e che ogni persona ha molto da insegnarci, anche se non lo dimostra con i gesti
Un’altra frase che mi ha colpito molto è questa: “Madame Michelle ha l’eleganza del riccio; fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente  solitari e terribilmente eleganti”.
Penso che sia la frase-chiave del libro in quanto ne riassume il significa principale.

Carlotta Fiati, 2Asa

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