Il mio rapporto con lo studio

“.. io avrei dovuto studiare per un compito in classe, ma sembrava che fra me e il libro aperto sulla mia scrivania si fosse alzato uno schermo verde. Attraverso lo schermo vedevo il libro, ma le parole sulle pagine non riuscivano a superare lo schermo e a entrarmi in testa..”
(da Zebra, C. Potok)

Racconta, facendo degli esempi, che rapporto hai con lo studio (com’è cambiato nel tempo, quali difficoltà hai incontrato, come e se le hai superate, cosa ti piace..)


Io con lo studio non ci sono mai andato d’accordo.
Non ne trovavo l’utilità fin da quando ero piccolo (elementari), comunque ora le cose sono molto cambiate rispetto a prima e al mio modo di comportarmi verso esso.

Ora penso che sia molto utile imparare nuove materie per la cultura generale (e non solo perché lo continuano a ripetere i prof. ma perché è una mia convinzione personale).
È vero, studiare è molto faticoso (soprattutto per chi non ha mai aperto un libro in 8 anni di scuola), ma con impegno e determinazione si possono imparare talmente tante cose che alla fine la vita ti sembra un gioco.
Lo studio allena la mente e la prepara alla sfida avventurosa che è la vita.
Molte volte si pensa: ”ma a che cosa servono i polinomi nella vita di tutti i giorni?”; io risponderei: «Sinceramente a niente, ma dopo tutti gli esercizi svolti saprai sopportare di più le pratiche lavorative che ti darà il tuo capo un domani in un’azienda molto importante!»
Apparentemente lo studio e i compiti (ma in particolare lo studio) non servono a niente di pratico, ma il problema è proprio questo: quando tu vai in palestra a fare le flessioni alleni il tuo corpo, quando invece studi impari nuove cose e “alleni la tua mente ad apprendere”.
Lo studio per me è una vera scocciatura (come del resto per tutti gli alunni immagino!), ed è anche giusto che sia così perché nessuno si diverte a stare un pomeriggio sui libri, ma, a mio parere è utile e quindi va fatto per forza.
Non ricordo quasi nulla del mio andamento scolastico alle elementari (quello disciplinare invece sì: facevo disperare le maestre!), posso solo affermare che alle medie i prof erano più severi che ora alle superiori e non erano molto contenti di spiegare e molto spesso avevamo più voglia noi degli insegnanti.
Alle medie in italiano andavo malissimo e a casa non aprivo quasi mai il libro (dovuto anche all’indisposizione della prof), in matematica idem, le uniche materie in cui ero sufficiente erano ginnastica e inglese (molto divertenti e interessanti ancora oggi!).
Quando per la prima volta ho messo piede nella scuola superiore già i primi giorni c’è stata un’aria di curiosità e interesse che alle medie non mi aveva neppure sfiorato.
Pensavo: «Saranno solo i primi giorni, poi diventerà tutto noioso e inutile» ma poi così non è stato.
L’aria di mistero è svanita quasi completamente, mentre quella di curiosità no (ormai penso che non se ne andrà via mai!).
Per certi versi (anzi per tutti!) è un bene perché ora (rispetto alle medie) partecipo in modo attivo alle lezioni e lo studio a casa e meno faticoso grazie all’interesse e alla voglia di conoscere.
Parliamoci chiaro, le insufficienze nelle materie ci sono, ma ormai penso che la mia curiosità mi aiuterà ad eliminarle, sono molto felice perché ora sono migliorato molto e ho anche un buon rapporto con i prof di questa nuova (ormai si può dire vecchia!) scuola sono molto contento perché mi ha aiutato a migliorare e a riconoscere le mie potenzialità.

Francesco Murro, 1D, marzo 2012

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