Il cacciatore di aquiloni

Khaled Hosseini
Il cacciatore di aquiloni
Traduzione di Isabella Vaj
PIEMME editore, 2004

Figlio di un diplomatico e di un’insegnante, è nato a Kabul nel 1965, ultimo di cinque fratelli. Nel 1980, dopo l’arrivo dei russi, ha ottenuto asilo politico negli Stati Uniti, trasferendosi con la sua famiglia a San Josè, in California, dove vive tuttora con la moglie e i due figli.
Laureato in medicina all’università di San Diego, nel 2003 ha scritto il suo primo romanzo, Il cacciatore di aquiloni, diventato un eccezionale caso editoriale e ora anche un film molto amato dal pubblico.

fonte: www.hosseini.it

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Il cacciatore di aquiloni è un romanzo che non si può ignorare. Appena ho letto la trama, ha suscitato in me una curiosità pazzesca a tal punto da dire: ”Mamma è questo il primo libro che leggerò”. Infatti, così è stato. È un romanzo intenso, commovente, umano.
È grande la capacità dello scrittore di appassionare il lettore con un linguaggio semplice, spontaneo, che arriva dritto al cuore; emerge dalle sue parole, dalla cura dei dettagli, dalla descrizione dei luoghi, usi, costumi, tradizioni, un grande amore per la sua terra e il dolore per le vicende storiche cha hanno trasformato l’Afghanistan in un luogo di guerra e morte.
L’autore vuole far capire che c’è sempre un modo per essere buoni e per rimediare agli errori che si fanno nella propria vita, come è successo con Amir. Insegna anche che, purtroppo, alcuni errori si commettono non per la propria volontà, ma perché dettati dalle paure e dalle circostanze del momento, oppure tante volte si commettono errori involontari perché si ascolta la testa e non il cuore.
Questo libro mi ha fatto riflettere, ogni pagina m’incuriosiva sempre più, è un bel libro che consiglierei a chiunque perché fa riflettere sulle difficoltà della vita e su come le circostanze possano condizionare l’esistenza di un uomo, però c’è sempre rimedio a tutto, l’importante è riconoscere le proprie mancanze e non perdere mai la fiducia in se stessi e negli altri. Quando leggevo la storia mi ritrovavo a piangere fra una riga e l’altra, ma nello stesso tempo mi sentivo più forte e ricca nell’animo.

Giada Pilato, 2D, 2012

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