Il pianto

Sul pianto posso dire solo una cosa: meno è meglio è.
Uno può piangere di dolore, di amore, di gioia ma, comunque sia, secondo me, meno è meglio è.
Non perché i miei genitori mi abbiano insegnato a non piangere, ma per una mia “esperienza personale”.
Se ti viene fatta un’ingiustizia piangere aiuta e conforta, ma solo momentaneamente.
Se subisci un’ingiustizia e piangi non ti è di aiuto, perché dopo ti renderai conto di non aver agito in modo giusto senza affrontare la situazione.
L’unico pianto che posso “accettare” è quello di gioia e quello di dolore ma non quello di “paura”.
È naturale essere commossi, è naturale piangere per il dolore di una persona cara, ma non per paura delle ingiustizie.
In genere, quando uno subisce un’ingiustizia, piange.
In realtà non dovrebbe, la cosa giusta da fare sarebbe tentare di risolvere la situazione.
Chi piange si chiude in se stesso e non lascia che il “coraggio gli attraversi l’anima”.
Io, SINCERAMENTE, non ho avuto occasioni di pianto.
Di sicuro piangevo alle elementari quando ci picchiavamo in giardino, ma mai per veri motivi.
Più in là con l’età ho capito che piangere è inutile.
Proprio in quegli anni, dove questa mia affermazione prendeva corpo, dopo aver visto il film “Il mio cane Skip” ho pianto come un lavandino rotto.
Molte volte, nel corso della mia vita, mi sono trovato a affermare una cosa con certezza e, dopo poco tempo, dire l’esatto contrario perché i fatti mi avevano clamorosamente smentito.
Mi ricordo TUTTO di quella sera.
La sera fatale.
Eravamo tutti e tre (la mia famiglia) sdraiati sul divano con dei film registrati su Sky On Demand.
Abbiamo visto un certo “Il mio cane Skip” nella lista dei film e abbiamo deciso di trascorrere la nostra serata vedendolo.
All’inizio era raffigurato un armadio con le tre cose più importanti del protagonista: una pallina da baseball, un cappellino e la foto del suo cane.
Alla fine del bellissimo film mi sono ritrovato a dover correre in bagno a manifestare dei sentimenti per quel povero cagnolino che ne aveva passate tante senza essere mai apprezzato veramente.
Penso sia proprio questa la fregatura della vita: se continuiamo a vivere in un mondo di odio daremo solo e sempre odio perché non ci sono persone pronte ad aiutarci e capirci.
Ormai in questa società corrotta e distorta non c’è più posto per le vere emozioni, figuriamoci per un pianto.
Invece, secondo me, come Skip, dovremmo fare del bene e liberare i nostri sentimenti indipendentemente da quello che viene fatto a noi.
In questo modo le cose funzioneranno meglio e potremmo finalmente dire: si, ho pianto.

Francesco Murro, 2D, 2012

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