L’isola misteriosa remix

Illustrazione dal romanzo L'Isola Misteriosa di Jules VerneJules Verne
L’île mystérieuse, 1874.

Prima parte – I naufragi dell’aria

«Risaliamo?»
«No! Al contrario! Scendiamo!»
«Peggio ancora, signor Cyrus! Cadiamo!»
«Perdio! Gettate altra zavorra!»
«Ecco l’ultimo sacco, vuotato!»
«Il pallone si alza?»
«No!»
«Sento come uno sciabordio di flutti!»
«Abbiamo il mare sotto la navicella!»
«Dev’essere a meno di cinquecento piedi da noi!»
In quel momento una voce possente squarciò l’aria, gridando: «Fuori tutto ciò che pesa!… tutto! E alla grazia di Dio!»
Queste frasi risuonavano nell’aria, al di sopra di quel vasto deserto d’acqua che è il Pacifico, verso le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865.

(segui a leggere il romanzo)

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Remix di Deborah Besghini, 1D, 2013.

Herbert Brown era un ragazzo giovane e appassionato di scienze naturali. Il suo sogno era quello di essere uno dei pochi a saper attraversare l’oceano pacifico.
Ma gli serviva qualcosa per sorvolare l’intero oceano e ovviamente dei compagni d’avventura.
Per trovare il mezzo di trasporto non dovette cercare a lungo: il signor Cyrus Smith. Cyrus era un vecchio amico del padre di Herbert, un ingegnere molto ricco e nel giardino della sua enorme casa aveva una mongolfiera; ma c’era solo un certo tipo di persone che avrebbero convinto a prestargliela: i giornalisti. Pensò dunque di andare da un suo caro amico, Gedeon Spillet, un giornalista del New York Herald.
Come previsto Gedeon convinse il signor Smith a prestare ad Herbert la navicella, ma ad una condizione: avrebbe dovuto partecipare anche lui per guidarla, dato che nessun altro sapeva come funzionavano i meccanismi di una mongolfiera.
Al momento della partenza, il servitore di Cyrus, Nab, sbucò dalla porta principale con due valige molto piccole: una per il suo padrone e l’altra per se stesso, dicendo che non avrebbe lasciato mai da solo il suo padrone.  Ed ecco che così il signor Brown trovò dei compagni d’avventura.

Stavano navigando da giorni, erano stanchi e avevano perso il senso dell’orientamento.
Il pomeriggio del 23 marzo 1865 era nebbioso, si sentivano solo gli sciabordii dei flutti dell’acqua, quindi erano molto vicini all’Oceano. In quel momento la paura prevalse sulla calma.
Svuotarono tutti i sacchi e buttarono nell’acqua tutto quello che pesava dalla navicella. Ma non ci fu niente da fare. Continuavano a cadere.
Quando la mongolfiera toccò la superficie dell’acqua, tagliarono le corde che legavano la navicella al pallone e sperarono che qualcuno li aiutasse. Durante il periodo passato in mare sopravvissero a tempeste, ma avevano sia fame che sete.
Un bel giorno di sole Herbert e gli altri si svegliarono in una spiaggia bianca e desolata. Finalmente erano salvi.
Sembrava un’isola, ma non lo sapevano ancora. Più avanti si trovava una folta foresta di alberi da cui  presero molti frutti per soddisfare la propria fame.
Il signor Brown si allontanò con Cyrus e Nab per esplorare quella meravigliosa natura, mentre gli altri cercarono di trovare un rifugio e fare un fuoco per riscaldarsi alla sera.

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Remix di Sara Sansevrino, 1D, 2013.

Erano quasi le quattro del pomeriggio del 23 Marzo 1865 e ci trovavamo sull’Oceano Pacifico sulla grande mongolfiera del signor Cyrus.
Ad un certo punto ci accorgemmo che stavamo risalendo, anzi scendevamo, peggio ancora, stavamo cadendo! La nebbia ci impediva la vista, non si vedeva niente, proprio niente. Iniziammo a buttar giù da quella mongolfiera ogni piccola cosa, sperando di salvarci.
Dopo poco il signor Cyrus urlò: – Vedo qualcosa, forse è un isolotto dove ci possiamo fermare!
Era proprio un’isola. Con molta fatica riuscimmo ad atterrare lì. Eravamo tutti e tre salvi. Passarono tre giorni, fin quando non passò una barca al largo e noi, muovendo le braccia di qua e di là, ci facemmo vedere. La barca venne verso la riva, ci fecero salire a bordo e ci chiesero cos’era successo; allora mentre ci riportava a casa iniziammo a raccontare la nostra esperienza che per fortuna si era conclusa bene.

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Remix di Alessia Valenti, 1D, 2013.

La mongolfiera stava precipitando e la nebbia non permetteva una buona visuale.
Il giovane chiese se stavano risalendo, ma niente da fare: scendevano.
Dalla parte opposta della navicella il vecchio signor Cyrus, esperto di mongolfiere, gridò di gettare altra zavorra, ed ecco così l’ultimo sacco vuotato. – Dovremmo essere a circa 500 piedi dal mare – disse.
Ad un tratto una voce possente con freddezza grido: – Buttate fuori tutto ciò che pesa!
Parole sante: buttarono giù tutto riuscendo così a far alzare la mongolfiera per qualche metro che fortunatamente bastarono per raggiungere la riva di un’isola. Appena scesi dal pallone decisero di andare a visitarla per cercare di capire dove si trovavano.
Da quel momento i tre uomini scomparvero; alcune barche passanti testimoniano di averli visti e di avergli offerto un’ aiuto che pero fu rifiutato in quanto essi vollero rimanere lì.
Era l’avventura per cui avevano fatto volare in cielo quella mongolfiera.

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Remix di Siria Capponi, 1D, 2013.

Erano le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865 e sopra il vasto Ocenao Pacifico si trovavano tre uomini all’interno di un pallone aerostatico: il capitano Cyrus, il più esperto di tutti, un’anziano signore con la passione per le mongolfiere che in passato aveva superato tanti disastri naturali con molta lucidità, e due giovani andati in volo con lui per fare esperienza.
Tutto era tranquillo, forse fin troppo, infatti c’era pochissimo vento. Dal rumore dei flutti, si accorsero che il pallone era basso molto basso, all’incirca a 500 piedi dal mare.
Così uno dei due giovane gridò: – Fuori tutto ciò che pesa…! Tutto! E alla grazia di Dio!
Il pallone si fermò, in mezzo alla nebbia, rimanendo immobile, ma quando il vento cessò definitivamente le cose si complicarono e iniziarono a scendere di nuovo. Non c’era più nulla all’interno del cestello, se non loro, erano nel bel mezzo dell’oceano. Uno dei due giovani cominciò ad agitarsi mentre il capitano pensava ad una soluzione.
C’era un silenzio tombale, quando ad un tratto sentirono i rumori di una nave mercantile. La mongolfiera continuava a calare, l’unica speranza era quel mezzo che emetteva un suono sempre più assordante. Quando passo sotto di loro il capitano fece precipitare lui e i suoi uomini sopra alla nave.
L’impatto fu violento, tanto da fratturare le vecchie ossa di Cyrus, ma subito arrivarono i soccorsi.
Alla fine tutto andò per il meglio: i tre vennero riportati a casa salvi dopo le varie medicazioni causate dal forte scontro con la nave.

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Remix di Selene Ventaglieri, 1D, 2013.

Martyn, Cyrus e George vollero andare a fare un giro in mongolfiera, quindi si prepararono, presero un pallone a gas e iniziarono a volare. Dopo alcuni giorni lontani di casa, su quella mongolfiera iniziano i problemi.
Martin, il più giovane dei tre e anche quello più impaurito, iniziò una rapida conversazione con Cyrus per capire la situazione in cui si erano cacciati in quel giorno di nebbia.
– Risaliamo?
– No! al contrario! Scendiamo!
– Peggio ancora signor Cyrus! Cadiamo!
– Perdio, gettate altra zavorra!
– Ecco un altro sacco svuotato!
– Il pallone si alza?
– No!
Pian piano la mongolfiera si abbassò sempre di più, non si vedeva niente, si sentiva solo il rumore dello sciabordio di flutti più meno a cinquecento piedi sotto di loro.
Poi la voce possente di George squarciò l’aria: – Fuori tutto ciò che pesa…! Tutto! E alla grazia di Dio!
Queste frasi risuonavano nell’aria, al di sopra di quel vasto deserto d’acqua che era il pacifico, verso le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865.

Da lontano videro un’isola e tutti furono d’accordo di cercare d’atterrare li per provare a sistemare il pallone. Ormai la nebbia era sparita.
Tutti e tre si ritrovarono su un’isola sconosciuta. Gli animali erano strani, non come quelli che si vedevano tutti i giorni; sembravano quasi un misto di due o più animali. Anche le piante erano strane, perché sembravano dei fiori giganti e con una loro sporgenza catturavano gli insetti per nutrirsi. Decisero di accamparsi per la notte sotto quegli enormi fiori.
La mattina seguente ritornarono nel punto in cui avevano lasciato la mongolfiera e cercarono di capire dove era il problema; scoprirono che nel pallone c’era un buco. Cyrus decise di andare a cercare qualcosa nella foresta per ripararlo, ma quando dopo un’ora non era ancora tornato George pensò bene di andare a cercarlo. Anche lui non ritornò più.
Martin, invece, era troppo fifone per andare a cercarli e quindi se ne restò da solo ad attendere.
Passò più di un mese e Martin rimaneva da solo su quell’isola così strana, ma allo stesso tempo così affascinante. Un giorno si stancò e provò a tornare a casa a nuoto, sperando che qualche nave di passaggio potesse prelevarlo, ma non fu così perché morì di disidratazione e per la fame.
Nessuno ritrovò i tre avventurieri e molti giornali ne parlarono, ma dopo qualche mese tutti si erano già dimenticati di quei poveri uomini, partiti per un’avventura alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma che non avevano trovarono niente se non la morte.

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Remix di Rebecca Capano, 1D, 2013.

Si parlerà di una vicenda accaduta ad un gruppo di compagni.
Decisero di fare un viaggio su una mongolfiera per liberarsi da ogni pensiero e perché stava anche per arrivare la primavera.
Il giorno scelto fu il 3 Marzo, il tempo non prometteva bene ma insieme decisero di sfidare la nebbia. Salirono tutti sulla mongolfiera, erano sull’Oceano Pacifico e più si procedeva meno si vedeva.
Uno dei compagni, il più anziano tra loro, disse di togliere tutti i pesi dalla mongolfiera. Loro spaventati non sapevano che fare, l’Oceano così grande era proprio sotto di loro, la mongolfiera atterrò sulla riva.
Erano molto spaventati, ormai non avevano da mangiare perché erano rimasti solo loro quattro. Rimasero sulla spiaggia per quattro lunghi giorni, all’inizio era difficile ambientarsi, visto che non conoscevano il luogo, ma quando le loro conoscenze erano abbastanza chiare per sopravvivere, cioè capire come gestire il fuoco o come procurarsi il cibo, passò davanti all’isola una nave che si vedeva poco a causa del riflesso del sole che rispecchiava sull’acqua. La nave si accorse del fuoco che c’era su quell’isola e si avvicinò, chiese informazioni di come mai si trovavano là. Dopo aver acquisito abbastanza informazioni partirono per un lungo viaggio per tornare a casa.

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Remix di Tommaso Zucchetti, 1D, 2013.

I tre si chiesero se stessero precipitando o risalendo, per via della nebbia non riuscivano a capirlo. Ad un certo punto uno dei presenti disse di gettare la zavorra e di svuotare i sacchi così da far alzate il pallone; avevano il mare proprio sotto di loro quando una voce possente disse di gettare ogni cosa che fosse d’ingombro.
Dopo pochi minuti nebbia si diradò e non fecero in tempo a vedere la spiaggia che la cesta si ribaltò sulla subbia. Il giorno dopo controllarono se il pallone non si fosse guastato, ma con dispiacere scoprirono un buco grande abbastanza da far uscire l’aria calda che gonfiava il pallone.
Dopo due giorni i tre riuscirono a riparare il pallone con ago e filo che si erano portati a dietro proprio per questa evenienza. Dopo aver acceso il bruciatore il pallone si gonfiò e dato che il celo era sgombro di nuvole riuscirono a partire tranquilli…

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Remix di Alessandro Samannà, 1D, 2013.

Qualcuno chiese se stavano risalendo gli risposero che stavano scendendo il pallone stava precipitando. Gli risposero di gettare la zavorra; fu vuotato fin all’ultimo sacco, ma il pallone non si alzava. Sentivano dei flutti, sotto avevano il mare e pensavano che fosse a 500 piedi da loro. Una voce disse che tutto ciò che era pesante doveva essere gettato; questa voce risuono il 23 marzo del 1865.

Intravidero un isola ma la nebbia copriva la loro vista.
Non sapevano come reagire a questa situazione ma improvvisamente sentirono un rumore fortissimo e il pallone si schianto contro una montagna. Precipitavano velocemente verso il suolo. Una parte del pallone con l’impatto si distrusse.
Scesi dal pallone entrarono in una casa abbandonata che si trovava a pochi metri vicino al pallone. Trovarono un signore che dopo aver visto in che stato erano decise di aiutarli.

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Remix di Luca Grillone, 1D, 2013.

Si chiedevano se stavano salendo o scendendo, ma stavano cadendo.
I tre uomini buttarono tutta la zavorra, ma niente sembrava funzionare, il pallone non si alzava.
Sotto di loro immersi nella nebbia, si intravedeva appena l’Oceano Pacifico; erano spaventati.
Ad un tratto si udì una voce che gridò di togliere qualsiasi peso dalla mongolfiera.
Gli uomini presi dal panico ubbidirono subito e con l’aiuto del vento e un po’ di fortuna riuscirono ad atterrare su un’isola sperduta dalla quale sentirono provenire la voce di un uomo.
Appena atterrati l’uomo corse felice verso di loro, ci fu subito un’intesa e capirono che con i pezzi della mongolfiera potevano creare una zattera e la rete del pallone potevano usarla come vela.
La costruirono tutto il giorno e alla sera stanchi pianificarono che sarebbe stato meglio partire il giorno dopo.
Il giorno seguente i tre uomini si alzarono tranquillamente, ma la zattera era sparita e con lei pure l’uomo.

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Remix di Davide Francavilla, 1D, 2013.

Erano le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865, l’equipaggio che sorvolava il pacifico poteva saperlo solo guardando l’orologio, essendosi trovati a causa di una manovra sbagliata, in una nuvola scura come la notte che impediva la visibilità.
«Risaliamo?» disse l’addetto al bruciatore.
«No! Al contrario! Scendiamo!» rispose un altro membro dell’equipaggio.
«Peggio! Precipitiamo! A gran velocità per giunta!» ribatté un altro.
Nel piccolo cesto della mongolfiera c’era molto movimento, voci tagliavano l’aria ordinando di gettare altra zavorra.
A un certo punto, un uomo alto con la barba incolta e un aria di chi non si spaventa mai, urlò fino a non avere più aria in corpo di gettare ogni peso inutile.
Erano a circa 500 piedi dal mare, ma non vedevano ancora nulla.
La mongolfiera e l’equipaggio scomparvero e non vennero più ritrovati.
Tuttavia, si dice che molti piloti di aerei di linea, ancora oggi, ogni tanto in quella zona avvistino la mongolfiera con a bordo i quattro uomini.

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Remix di Francesca Picardi, 1D, 2013.

Il signor Cyrus gli ordinò di gettare altra zavorra, lo fece, con molta fretta. Ecco, prefetto, non c’era più rischio di schiantarsi. E per ultima cosa chiese al signore se il pallone si alzava e lui gli dette la risposta che meno voleva sentire: avevano il Pacifico a meno di 500 piedi dalla navicella.
Sentirono una voce possente urlare di gettare tutto ciò che pesava. Dato che non vi erano altre soluzioni per salvarsi, lo fecero. Due secondi dopo si accorsero che stavano atterrando, anzi precipitando. In un isolotto. L’unica fortuna che hanno avuto è quella di precipitare in un paesino abbastanza ricco e quindi non ebbero problemi a far riparare il motore. Ripartirono, così, dopo circa 2 ore.

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Remix di Federico Danesi, 1D, 2013.

Erano tutti su una mongolfiera quando…
Johnny chiese se stavano risalendo, Alfred e George gli risposero che stavano scendendo anzi, precipitando! In preda al panico gli dissero di svuotare la zavorra: ma anche quando fu gettato l’ultimo sacco si accorsero che ciò non era servito a nulla perché il pallone non si alzava. Harry decise di intervenire e con voce possente gridò di buttare tutto ciò che era pesante.
Nel frattempo si sentiva uno sciabordio di flutti e i 4 uomini capirono che si trovavano sopra il mare; pensarono che fosse a meno di 500 piedi da loro, ma per la nebbia non riuscivano a vedere bene.
A causa delle perturbazioni atmosferiche la mongolfiera fu spinta verso un’isola e la sua corsa si arrestò grazie ad un albero di acacia che facilitò la discesa dei 4 uomini, che un po’ confusi per l’avventura passata constatarono che erano su un isolotto dei Caraibi, dove avrebbero vissuto fino a quando qualcuno non fosse arrivato a salvarli.

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Remix di Manuela Parlabene, 1D, 2013.

Fabio, il più piccolo della famiglia, ha sempre voluto fare un giro sulla mongolfiera; avrebbe davvero voluto provare una delle grandi avventure che aveva affrontato il nonno. Andrea, il padre di Fabio, si organizzò con il nonno per fare questo meraviglioso e atteso viaggio, tanto richiesto dal figlio.
Sembrava filare tutto liscio. Fabio si stava davvero divertendo, ma verso le quattro del pomeriggio la vista sembrava oscurarsi, di punto in bianco non si vide più niente: sembrava quasi di avere il nulla attorno. Impaurito dalla situazione il padre chiese al nonno del bimbo: «Risaliamo?».
«No. Al contrario scendiamo!» rispose il nonno, ma egli insistette ribattendo che sarebbe stato ancora peggio e sarebbero caduti.
Pietrificato dalla situazione Fabio gettò dell’altra zavorra, fino all’ultimo sacco, ordinatogli dal nonno. Niente da fare… Il pallone non si alzava!
Non c’era vento, nemmeno un filo d’aria, sembrava di essere davvero sospesi nel vuoto; fino a che non si sentì il rumore dei flutti. Almeno un segno di vita c’era.
Di punto in bianco si sentirono dei rumori strani provenire proprio dalla mongolfiera, che iniziò a traballare, sembrava quasi si stesse rompendo, finché non precipitò. Né il nonno né il padre sapevano cosa fare.
In lontananza si vide uno scoglio, Fabio capì che erano sul mare. Fecero di tutto per evitare lo schianto, ma era praticamente impossibile, così che i tre si tennero stretti mano nella mano, facendo l’unica cosa rimasta: sperare.
La mongolfiera si schiantò di colpo, dritta contro gli scogli.
I pezzi della mongolfiera iniziarono a galleggiare sul mare e aggrappati a questi c’erano il nonno e Fabio. Il padre stava invece sopra all’enorme telo che faceva da pallone alla mongolfiera. Nessuno dei tre si fece niente, sembrava quasi un miracolo, nessuno di loro poteva credere ai proprio occhi.
Fabio con fretta e furia iniziò a nuotare verso una direzione. Il nonno e il padre perplessi seguirono Fabio e scorsero qualcosa in lontananza: una piccola isola, sulla quale trovarono riparo con la speranza che un giorno qualcuno sarebbe venuto a prenderli.
«È stato ancora meglio delle tue avventure nonno! E ancora non è finita!» disse Fabio con tono felice.

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Remix di Alessia Sirchia, 1D, 2013.

Erano le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865. Il signor Cyrus e i suoi amici Peter, George e Arold avevano deciso di fare una giro sulla nuova mongolfiera che aveva acquistato Cyrus.
Salirono, ma con la nebbia non si riusciva a vedere niente. Dopo un po si sentì uno strano rumore, era il bruciatore. Dieci minuti dopo, quando la nebbia si calmò, intravidero un isola e decisero di atterrare per ripararlo.
Rimasero un giorno in quell’isola, giusto per riposare e il giorno dopo provarono se il bruciatore funzionava e si rimisero in viaggio per ritornare a casa.

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Remix di Luca Coraggio, 1D, 2013.

Al, John e Casy , tre esploratori, erano appena partiti in mongolfiera per un viaggio di esplorazione delle isole nel Pacifico.
Durante le prime due settimane di viaggio i tre non ebbero problemi, ma in quel pomeriggio del 18 maggio vennero colpiti da qualcosa, persero il controllo del pallone, e precipitarono in mare in un strana e sospettosa foschia.
Per salvarsi staccarono il pallone dalla cesta in modo da non esser portati a fondo. I tre rimasero sulla cesta in mezzo al mare per due giorni in balia delle correnti fin quando si arenarono su un isola. I tre erano col morale sotto terra per via del accaduto, ma almeno la loro avventura era cominciata.
I giorni trascorrevano lentamente, gli esploratori si erano accampati sulla costa dove si erano arenati; nel tentativo di sopravvivere più a lungo possibile razionarono la poca acqua e il cibo che erano in esaurimento. Urgeva trovarne altro.
John con spirito di esploratore esortò gli altri due a seguirlo nell’esplorazione dell’isola per trovare acqua cibo e qualche forma di civiltà. Si addentrarono così nella foresta dietro la spiaggia dove erano accampati.

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Remix di Alejandra Tello, 1D, 2013.

Il 23 marzo 1865 verso le quattro del pomeriggio in mezzo alla nebbia, nel Pacifico, si trovavano tre uomini: Cyrus, Marco e Connor.
All’improvviso si senti un rumore proveniente dalla mongolfiera quindi doveva esserci qualcosa che non funzionava.
Uno propose di risalire, anzi di scendere, ma così sarebbero caduti.
Allora decisero di gettare la zavorra, ed ecco l’ultimo sacco vuotato. Ma il pallone non si alzava ancora.
Si sentì come uno sciabordio di flutti. Avevano il mare a meno di cinquecento piedi e in quel momento una voce possente squarciò l’aria, gridando: «Fuori tutto ciò che pesa…tutto!E alla grazia di Dio!»
Dopo un po’ si ritrovarono in una isola sperduta in mezzo all’oceano Pacifico.
Era un’isola quasi interamente ricoperta di verde. Foreste, prati, savane ed immense praterie bellissime. C’era anche un bosco, nel centro di questa terra, che si estendeva in lungo ed in largo per ben cinquemila miglia o più.
Poi si trovavano le cascate che sembravano che scendessero lentamente e dolcemente, fermarsi nell’aria per poi ricadere nel lago.
C’era anche una vasta fauna, con specie di animali che non avevano mai visto ed era questo che li terrorizzava di più perché potevano essere animali molto pericolosi.
Decisero di accamparsi e di dividersi. Marco decise di trovare la legna, Cyrus le foglie per coprirsi dal freddo e Connor il cibo e acqua.
Dopo qualche ora si ritrovarono nel punto di partenza e decisero di mettersi al lavoro prima che sparisca il sole. In breve tempo avevano costruito un capanna con dei letti fatti di foglie e legna.
Finito il lavoro si misero davanti al fuoco per riscaldarsi e mangiare.
Andarono a letto con la speranza che qualcuno li venisse a salvare da quel isola tanto misteriosa.
Passarono ore, giorni, settimane, mesi e persino anni e nessuno ancora li era venuti a cercare, così morirono di vecchiaia e nessuno seppi che fine avevano fatto.

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Remix di Diego Bellacicco, 1D, 2013.

Il signor Sairus era con altri due amici, Michaele Robin, in mongolfiera sul Mediterraneo. Era una giornata di nebbia, la visione era limitata, ma loro procedevano diritti quando ad un certo punto sentirono un suono sinistro. Il signor Sairus guardò il pallone e notò un enorme buco causato da un gabbiano che volava a tutta velocità e che a causa della nebbia non aveva notato il veicolo.
La mongolfiera con a bordo i tre amici iniziò a precipitare a una preoccupante velocità fino a schiantarsi contro una palma. I tre svennero e al loro risveglio si trovarono in un isola all’apparenza deserta. I tre si misero subito ad esplorare l’isola in cerca di un riparo dove dormire, ma niente, l’isola era completamente vuota, senza ripari, senza cibo e senza acqua.
Il tempo passò e le loro speranza pure, fino a quando Michael si alzo e inizio a gridare aiuto verso il mare. Robin e il signor Sairus non capivano cosa stava succedendo, quindi lo rincorsero e capirono che Michael aveva scorto una petroliera. Michael continuava a gridare, ma la nave non si fermava. Accesero velocemente un fuoco per creare del fumo e grazie a questo riuscirono ad essere avvistai e a tornare a casa.

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Remix di Alessandro De Vecchi, 1D, 2013.

Erano le 16.00 del 23 marzo 1856 e la nostra mongolfiera stava precipitando. Sotto di noi solo il mare, la nebbia ci avvolgeva, non riuscivamo a vedere nulla.
Iniziammo a scaraventare giù dal piccolo cesto di vimini che ci sosteneva, tutto ciò che non ci sarebbe servito… ma ormai, non c’era più nulla da fare.
All’improvviso però comparve davanti a noi un isola. La mongolfiera cadde rovinosamente sulla spiaggia. Io ero a pezzi! Mi faceva male tutto il corpo, ma ero salvo mi alzai e andai a cercare i miei compagni: il signor Cyrus e Jack. Li portai in spalla sotto un albero a riposare.
Mi addormentai insieme a loro e il giorno dopo iniziammo a cercare del cibo, ma sul isola non c’era niente con cui cibarsi. Jack usò il legnetto che aveva trovato il giorno prima per terra e la usò come canna da pesca.
All’improvviso vedemmo una nave. Jack iniziò ad urlare a squarciagola, inutilmente. Il signor Cyrus accese il fuoco ed il fumo raggiunse la nave, riuscendo ad attirare il comandante che così ci portò a casa.
Erano le 15.00 del 24 marzo 1856.

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