Italiani di domani

1706373_0Beppe Servegnini
Italiani di domani
Rizzoli editore, 2012

Beppe Severgnini (Crema 1956) è editorialista del “Corriere della Sera”, columnist del “Financial Times”, commentatore televisivo. Ha scritto a lungo per “The Economist” e nel 2004 è stato votato “European Journalist of the Year”. è autore di numerosi bestseller, tradotti in molte lingue, il più recente La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri (BUR 2011).

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Questo libro è riassumibile in una parola: nuovo. Ha molte caratteristiche che non ho mai trovato, o che ho visto raramente, in un libro. Quello che salta più all’occhio è la struttura: il libro non è un romanzo, non racconta una storia, non sembra avere un filo logico, non ha un protagonista nel quale riponiamo la nostra fiducia, non ha un antagonista da odiare o da sconfiggere.
Il libro è formato da tante pillole di vita sulle quali Severgnini ha pensato, e secondo me ha pensato bene, per poi elaborarle e metterle in questo libro-guida, in questo manuale per noi giovani.
Ma anche in questo caso…novità! È un manuale che non ci dice cosa fare, rendendoci passivi , dandoci la pappa pronta, ma ci dice come pensare e come atteggiarci per poter entrare nel Italia di domani, migliorandola.
Perciò alla fine un protagonista c’è, e siamo noi, i giovani.
Un antagonista o un nemico, un ostacolo al nostro futuro è la crisi. Sia quella molte volte superata, quella economica, che quella più interna, quella psicologica dei desideri e dei pensieri che ti fermano durante le scelte che Severgnini “vuole” più istintive. Il bello di questo libro, però, è che Severgnini non fa il vecchio saggio onnisciente, perché alla fine ha inserito anche un capitolo chiamato “Le 12 cose che ho imparato da voi “.
Novità numero tre. Questo libro mi è piaciuto, non tanto per le cose dette, perché sono le cose che mi ero prefissato anch’io, ma per l’idea che ha avuto nel creare una  struttura, che ha legato i pensieri rendendoli scorrevoli e simpatici.

Pannocchia Matteo, 3Asa, 2014.

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Leggendo questo libro viene spontanea in mente una immagine meravigliosa della vita e viene voglia di vestire la nostra con quell’immagine. Beppe Severgnini è riuscito a non fare nessun paternalismo e accompagnare il lettore, italiano di domani, in una riflessione lunga ma motivata e che invoglia a cambiare per creare in domani un mondo migliore.

Pascucci Federica, 3Asa, 2014.

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Il libro di Severgnini ci aiuta sicuramente a capire quale deve essere il nostro atteggiamento in questi momenti “difficili” economicamente. Non che mi fidi ciecamente, ma è un giornalista e anche da molto tempo, penso quindi che conosca i fatti e il corso degli eventi, le statistiche e i numeri e senza dubbio è qualcuno che ha vissuto di più e ha avuto esperienze che possono formare una persona (ad esempio i suoi primi anni in Inghilterra).
In tutto il libro, in effetti ha fatto paragoni con le sue stesse esperienze e ha in qualche modo spiegato come ha fatto a risolvere certi problemi.
Lui è nato a Crema e il libro è basato su otto “T”, parole che fungono da chiavi, per poter accedere in modo adeguato al futuro. Le “T” penso siano ispirate alle quattro “T” di Crema, ovvero “Torrone”, “Turione”, “Tognazzi” e “Tette delle donne”.Effettivamente, l’autore con le sue esperienze ha aiutato molti, almeno dal punto di vista morale. Non posso dire di concordare pienamente in tutto ciò che ha detto, però cerco di farne tesoro.Tra le otto “T”, quelle che veramente ho ritenuto fondamentali e utili sono: 1.Talento; 2.Tenacia; 5.Totem.Il Talento è una cosa che tutti hanno. Non tutti hanno lo stesso talento, certo, però ad ogni persona si può attribuire qualcosa che sa fare bene e quella cosa dovrebbe essere il materiale su cui lavorare. Se il talento coincide con quello che ci piace fare, saremo al settimo cielo; ma anche se così non fosse, non dobbiamo trascurarlo! Probabilmente sarà l’unica cosa che ci permetterà di fare qualcosa nella vita. Inoltre son sempre stato dell’idea che quello che ci piace fare può anche rimanere un hobby, giusto per non avere il vuoto nel tempo libero.Il mio talento ancora non so quale sia. Direi che per ora sono un ibrido e direi anche che la scuola l’ho scelta in base a… niente. Forse in base a quello di cui non so niente… In un film, tratto da un libro, “Generazione 2000” se non ricordo male, uno dei protagonisti sosteneva che per riuscire ad affrontare il mondo bisogna in qualche modo sviluppare ciò che non ci piace, che non sembra adatto a noi, il nostro contrario. Quindi se quello che da piccolo volevo fare era lo scrittore di romanzi o il giornalista, il percorso classico sarebbe stato quello più adatto a me, ma secondo questa teoria ho scelto il percorso scientifico, nel quale posso sviluppare abilità che per tutta la mia infanzia non mi avevano esaltato; però in compenso migliorerei l’altra mia abilità, ovvero, l’informatica. Penso che ampliando le proprie conoscenze (non solo accademiche o scolastiche) sia più facile trovare il proprio talento.Certo che, tra lo scrivere, la programmazione informatica, il disegno e mille altre cose, è difficile trovare una cosa che possa essere il mio vero talento e quindi possa diventare il mio lavoro…
Quello che mi serve è sicuramente la Tenacia.
Severgnini lo mette strategicamente subito dopo il talento proprio perché è necessaria al Talento. Tenacia. Ovvero l’arte dell’identificare un obbiettivo e raggiungerlo tenendo duro e abituandosi alla fatica.
Essere tenaci e non lamentarsi, perché questo non ci porta da nessuna parte. Essere tenaci e fare il possibile, ma non diventare uno zerbino. Essere tenaci e sapere la conseguenza dei “se”: se faccio questo, allora questo; se faccio quest’altro allora succederà quest’altra cosa.
La mia Tenacia penso di averla. Non mollo niente e nessuno, a meno che non lo ritenga inutile o addirittura dannoso ai miei fini. Non nego che molte volte ho scelto quello che è facile e non quello che è giusto, ma ormai ho capito la differenza delle conseguenze.
Ho consolidato i miei principi e intendo seguirli. Come ogni anno buttiamo giù una lista di nuovi propositi, un giorno decisi che quello era il primo giorno del resto della mia vita e ho buttato giù una lista di regole. Sono i miei principi, sono ciò che sono.
Severgnini inserisce i Totem. Più o meno è quello che ho fatto io.
Ciò che ritengo giusto, rispetto. Prima di sceglierlo però, ho dovuto riconoscere le cose veramente giuste e oneste. Devo sapere con chi relazionarmi. Scegliere persone da cui possa imparare e persone che hanno voglia di condividere.
Un Totem composto da giusti componenti proteggerà e guiderà bene chi lo ha innalzato. Un Totem composto da pezzi sconnessi e/o danneggiati crollerà addosso a chi l’ha innalzato.
Non è egocentrismo o narcisismo, ma penso che il mio rimarrà a lungo in piedi.
Però, ci sono da tenere in considerazione altri aspetti, altre “T”. La Tolleranza, fondamentale in piccola quantità; letale se troppa. Possiamo tollerare le cosucce, non perdiamo tempo e fatica, ma se le cose si ingigantiscono dobbiamo saper reagire e sapere COME reagire.
La Terra. Dobbiamo ricordarci da dove siamo partiti, perché magari ci ritorneremo.
Però, quello che è fondamentale è esplorare tutte le possibilità. Aprire tutte le porte alle quali andiamo contro.
Ci sono molti momenti, nei quali sembra che una cosa non possa essere, poi si rivela il contrario!
Possiamo girare in lungo e in largo, per poi tornare a casa.
Ultima cosa che vorrei tenere in considerazione è la Testa. Ultima ma non ultima, dulcis in fundo. La Testa, direi che è quella che non deve mancare mai, è il nostro atteggiamento. Ciò che ci caratterizza è il nostro modo di comportarci e relazionarci. Gli altri, semmai dovessero giudicare, sarà quello che giudicheranno.
Sì, qualcuno potrebbe dire che  “se sono così, non ci posso fare niente” ma basta pensare a Pirandello e al suo “Uno, Nessuno, Centomila”. Una singola persona si comporta in modo diverso in base a diverse situazioni. Se siamo bravi possiamo manipolare noi stessi. Possiamo farci diventare diversi di punto in bianco, in base a come ci mostriamo. Per Severgnini, dobbiamo essere prima di tutto ottimisti ed evitare ogni forma di depressione. Lui stesso ne ha passate di brutte e oggi, eccolo lì. Si è realizzato. E con questo libro vorrebbe aiutare noi. Sicuramente l’ha fatto. Bene o male tutte le “T” cercano di insegnare qualcosa; anche se non ho inserito Tenerezza e Tempismo non vuol dire che non ci insegnino; semplicemente le altre T mi hanno formato di più.
Questo libro dovrebbe essere letto da tutti, perché in otto parole si è riassunto il giusto atteggiamento che le persone dovrebbero avere. Io avrò quel giusto atteggiamento.

Davide Zhou, 3Asa, 2014.

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Severgnini con questi consigli ci fa guardare la vita con positività, ci obbliga a sognare, ci insegna come bisogna porsi di fronte alle situazioni difficili e che non bisogna mai abbattersi, perché la vita non è facile, a volte ingiusta, e non sempre si dimostra come ce la aspettavamo.
Questo libro mi ha fatto riflettere e mi ha aiutato ad avere una visione della vita lungimirante.

Claudia Trovato, 3Asa, 2014.

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Un libro adatto a tutti
Se seguissimo tutti i consigli che Beppe Severgnini ci suggerisce in questo libro, probabilmente, noi giovani, saremmo persone migliori: più aperte, più leali, ma soprattutto più ottimiste. Essere ottimisti. Secondo me l’autore di questo libro vuole insegnarci proprio questo. Non trova solo difetti, ma anche tantissimi pregi, in noi e nel nostro Paese. Questi pregi devono aiutarci nella nostra vita soprattutto a cambiarci noi stessi, in meglio s’intende (anche se non sempre ci riusciamo).
“Il mutamento dev’essere visto come un’opportunità” dice, e per me ha pienamente ragione. Non siamo perfetti e mai lo saremo, essendo esseri umani, ma nel cercare di migliorarci non c’è niente di male.
Questo libro ci fornisce otto risorse preziose “otto porte sul futuro” alcune delle quali devono essere, a mio parere, aperte insieme; possiamo avere tanto talento, ma se non abbiamo nemmeno un po’ di tenacia, questo non ci è molto di aiuto. E viceversa, essere pazienti per raggiungere un obbiettivo è importantissimo, ma se non abbiamo il talento, le capacità per arrivare ad esso, la nostra tenacia non servirà a nulla. Ci sono tre chiavi della “chiavi” proposte da Severgnini che sono, per me, più importanti; fondamentali.
Talento, tenacia e testa. Combiniamo questi tre elementi e avremo sicuramente una vita e un futuro pieni di soddisfazioni.
Usate la testa e siate ottimisti.
Severgnini pone questa parte alla fine del libro, ma secondo me l’ha fatto proprio per far si che i lettori non se ne dimentichino, infondo ci si ricorda di più la fine di un libro che l’inizio, no?
“I motivi per essere pessimisti ci sono. Anche quelli per essere ottimisti. È una questione di atteggiamento. Anzi, di testa” scrive.
Di una cosa ci sono quasi sempre due lati, quello negativo e quello positivo. Cerchiamo di guardare quest’ultimo, a volte può sembrarci invisibile, ma c’è. Non bisogna mai smettere di pensare a domani.
Il monto va avanti, qualsiasi cosa accada. Credo poi che se non fossimo ottimisti, se non usassimo la testa, non potremmo essere tenaci.
Tenacia significa anche pazienza.
Se desideriamo veramente una cosa non dobbiamo farci spaventare dagli ostacoli che incontriamo durante il lungo e faticoso percorso, occorre quindi essere ottimisti.
La salita è dura, ci vuole molto impegno e anche talento per arrivare in cima, ma, una volta raggiunto lo scopo per il quale si è lottato tanto, ci si dimenticherà dagli sforzi fatti. Se si avesse tutto subito, le cose sarebbero meno belle, per rendere l’idea: sarebbe insipida.
Per ottenere tutto ciò il talento dev’essere presente, non può essere escluso. Una volta identificato l’obbiettivo occorre talento, “se il vostro talento corrisponde alla vostra passione, tanto meglio”, sarà tutto molto più facile.
Queste tre forze devono essere applicate insieme per ottenere un risultato gratificante.
Testa, tenacia e talento, non dividetele, usatele insieme.
Anche gli altri cinque punti del libro moltissimo; anch’essi devono essere presenti, ma, a differenza degli altri, sono, secondo me, meno importanti.
Anche se alcune parti possono sembrare inutili, inutili non sono, vale la pena andare avanti, leggere il libro fino all’ultima pagina per scoprire, alla fine, che il tempo utilizzato per leggerlo è stato tempo ben speso.
Questo libro è adatto a tutti, come dice Severgnini; qualsiasi persona a qualsiasi età, può decidere di cambiare se stessa, ma , secondo me, è rivolto maggiormente ai giovani, i quali hanno ancora una lunga vita e hanno bisogno di consigli su come affrontarla al meglio.

Jasmin Soliman, 3Asa, 2014.

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