Pensare, il primo modo per essere liberi

Viviamo in una società orientata da imperativi ad essa insiti: ”comprare”, ”consumare”, ”produrre”, una società dettata da un rapido e commerciale uso di idee e stili di vita.
Una società in cui tra l’ambire e il realizzare una determinata azione intercorre un periodo effimero, una società in cui non si da più spazio al tempo e tutto diviene immediato, pronto e di conseguenza superfluo.
Pertanto l’atto di “pensare”, che necessita tempo per maturare un aspetto critico e riflessivo, come è evidenziato nella sua etimologia “pesare con cura”,non è un’azione immediata e pertanto appare estranea in una società in cui si predilige il “ tutto subito”.
Infatti, prima di poter rispondere alla domanda del perché sia così importante pensare, ancor di più al giorno d’oggi, è necessario mostrare come si attua il pensiero individuale in un mondo in cui molteplici sono i mezzi che lo manipolano, lo ostacolano o lo rendono sterile.
Come è stato precedentemente detto,pensare significa “pesare con cura”, quindi,in una società in cui si è “bombardati” da notizie, immagini, informazioni o, come definisce R. Bodei “in un periodo di fast-food intellettuale” da parte mass media,è indispensabile operare scegliendo e scremando accuratamente tra tutto il materiale informativo e mediatico.
È inevitabile che una notizia per via telematica venga più o meno volontariamente travisata,per scopi commerciali,politici,ideologici,etc.
Allo stesso modo si incorre in”estenuanti massacri mediatici” dettati da una continua propaganda o da trasmissioni futili che discostano il nostro pensiero da problematiche concrete e reali.
Una visione di una realtà succube di un surplus di immagini, informazioni da parte dei mezzi di comunicazione di massa è ben rappresentata nel romanzo “Fahrenheit 451”, nel quale la possibilità di pensare ed essere consapevoli delle proprie azioni è sacrificata a favore di una “felicità di cera” dettata dai media televisivi che, almeno all’apparenza, nascondono tutti i problemi e le verità dolorose, portando però allo snaturamento della stessa natura umana.
Ma prima di giungere a questa realtà estrema che monopolizza non solo le nostre riflessioni, ma principalmente il nostro modo di pensare, è necessario essere consapevoli che l’interesse verso la cultura, l’esercizio al giudizio critico, della realtà devono partire da ognuno di noi..
Ciascuno deve crescere intellettualmente, perché pensare, significa progredire mentalmente, vedere il mondo in modo proprio e autonomo, informarsi individualmente per riuscire ad avere una valutazione critica e al di sopra delle singole opinioni, per poter scegliere in modo conscio.
Seppur sia vero quanto i media, la società e persino le leggi (come avviene nelle dittature), possano influenzare o ostacolare la libertà di pensiero, è apodittico che se ognuno si disinteressa ad essa, solo perché “lasciar perdere è più comodo”, è inutile lamentarsi dell’impossibilità di praticare la libera riflessione.
Ed è osservabile come il pensiero del singolo sia “un’arma” temuta e lo si nota ancor di più negli stati dittatoriali, in cui ogni mente è “tenuta a freno”, rigidamente controllata, piegata, anche con la violenza e plasmata forzatamente, come viene estremizzato in “1984” di G. Orwell, dove viene imposta la credenza che “2+2=5” per sottolineare come in un totalitarismo la repressione del pensiero sia radicale.
Ma allora, perché pensare è così importante? Perché la società tenta di imporci un modo “standard” di vedere le cose, perché i media tentano di condizionarci e, in ugual modo, perché le dittature limitano il pensiero?
La verità è che noi svalutiamo le poliedriche, immense, uniche doti del pensare; pensare non è solo decidere per l’immediato futuro.
Pensare è quell’azione che ci eleva e ci permette di confrontarci quotidianamente all’interno di una comunità, pensare è l’azione preliminare dello scegliere che, come affermò Kierkegaard è ciò che rende il singolo libero di progettare e costruire, seppur non senza dubbi, il proprio futuro e cogliere il presente in modo analitico.
Collegandoci sempre al pensiero del filosofo danese, Bodei definisce la filosofia come spirito critico, che può dare molto alla società e, in questo senso, è profondamente democratica; nella sua frase possiamo cogliere come il pensare a livello individuale e comune, ma esteso a tutti, porti a riflettere senza lasciarsi trasportare da decisioni altrui, ma contribuendo a formare una società democratica di libera scelta in cui ciascuno concorre al miglioramento di essa.
E non di meno, in una realtà in cui la cultura non è limitata ad un élite di pochi ma, tematiche e scientifiche, economiche e politiche ci coinvolgono sia per gli aspetti positivi ma soprattutto per le problematiche, è indispensabile esprimere un pensiero ponderato e opportuno per avere voce in capitolo e rispondere adeguatamente con il nostro punto di vista.
Così, in merito all’argomento sin esprime Baudino:”La filosofia[…] si avvicina ai problemi ai problemi delle persone e il suo campo d’azione è la cultura: le neuroscienze, le scienze sociali, l’etica economica, per non parlare della bioetica.”.
E nonostante quanto detto sull’importanza necessaria del pensare possa apparire, se non convincente, quantomeno molto argomentata, si potrà sempre chiedere: ma se pensare non è una necessità primaria dell’uomo, come mangiare o respirare, perché farlo?
Indubbiamente pensare non è indispensabile nell’uomo in quanto animale, ma è un bisogno indispensabile per l’uomo civile che deve rapportarsi in una società.
Ed è in ugual modo vero che pensare possa fare emergere problematiche e provocare in noi dolore e sofferenze, ma come Leopardi enunciò, pensare è ciò che da dignità all’uomo e, soprattutto, eludere i problemi ci renderebbe realmente felici o maschererebbe soltanto in modo improprio la verità?
Bisogna concludere che pensare, essendo un’attività propriamente umana, è un’azione difficile, non è assolutamente un processo che ci porta a certezze assolute, talvolta ci pone davanti a scelte che, come disse Kierkegaard ci aprono un baratro di possibilità che ci provocano angoscia; talvolta ci porta a compiere azioni giuste in contrasto però con il pensiero collettivo o con lo Stato, come accadde nel caso di Socrate.
Pensare è un atto complesso e, è vero, a volte sembra porti a decisioni faticose, eppure non sempre è così e, in ogni caso, è impossibile rinunciarvici, perché pensare è ciò che ci rende umani non solo all’apparenza, ma anche nel profondo, ossia esseri liberi e consapevoli nello scegliere e nell’agire.

Giulia Fiantanese, 5Asa, 2014/15
Simulazione prima prova – Saggio breve – Ambito socio/economico

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