Il significato della lettura

“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico, che egli offre al lettore per permettergli di discendere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”.
A partire da questa affermazione di M. Proust, rifletti sul valore della lettura nella tua esperienza di studio e nella società contemporanea.
Quali libri, nel corso degli ultimi cinque anni di scuola superiore, hanno costituito per te una “lente di ingrandimento” sulla vita?
Illustrali e motiva le tue scelte. Al di là dell’obbligo scolastico, quale ruolo riveste oggi la lettura dei libri, cartacei e digitali? È uno strumento di evasione e si riflessione ormai superato?
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Lentamente un fiocco di neve cadeva, si poggiava silenziosamente su un ramo solitario e giaceva in attesa…
Ad una finestra una ragazza che osservava rapita l’esile movimento del fiocco, teneva un libro in una mano, una camomilla calda nell’altra e mentre leggeva, pensava…

La lettura è un piccolo attimo di pace e quiete che l’individuo ritaglia per sé dal quotidiano e si ascolta i propri pensieri. Ogni libro ha un piccolo messaggio nascosto che viene sussurrato tra le righe, ma sta al lettore scoprirlo, ascoltarlo ed interpretarlo.
Questo messaggio può far soffermare su alcuni aspetti del vero o, addirittura, stravolge la vita del lettore stesso.
Non sempre i libri riescono ad entrare in contatto con quest’ultimo; deve crearsi una sorta di legame tra il libro e il lettore, un “accettarsi” e ritrovarsi come una fossero amanti. La lettura porta in luoghi lontani, smussa dolori, regala gioie e rassicurazioni.
Nella società odierna il piacere della lettura è andato via via sviluppandosi e dai classici libri cartacei, di cui l’odore e la ruvidità della carta si imprimono e attivano tutti i sensi del lettore (vista, olfatto, udito, tatto), si è passati agli eBook, iPad, eReader alle applicazioni per Smartphone. Non è del tutto un fattore negativo questo sviluppo tecnologico, anzi non si è perso contatto il gesto del leggere e la società odierna continua a trasportare con sé decine, centinaia di libri in digitale che porta con sé ovunque. Io stessa nel mio cellulare ho una cinquantina di libri e una libreria digitale che mi consente in qualsiasi momento di scaricare un libro che mi interessa, mi offre anteprime, recensioni e in fine, dopo averlo acquistato o scaricato gratuitamente, il mio libro è lì, nel cellulare e può essere letto assolutamente in qualsiasi momento della giornata.

Non è un male, dunque, lo sviluppo tecnologico anche nel settore dei libri dato che permette ancora alla società odierna di continuare a leggere; l’unico difetto è la perdita dei sensi che può creare distacco tra il libro e il lettore.
Lo schermo di un eReader certamente non odora di carta stampata, non è ruvido, non vi sono errori di stampa (fattore visivo) e quando si voltano le pagine non si sente il suono che esse creano.
Il valore ella lettura è rimasto invariato, è un piacere intriso in noi (amanti del leggere) che non può essere disperso. Cambiano gli approcci, tecnologici o non, ma il valore rimane sempre lo stesso.
Negli ultimi cinque anni del mio percorso scolastico tre sono i libri che maggiormente mi hanno segnato e fatto riflettere. Può darsi che mi abbiano aiutata anche a cambiare modo di osservare la vita e mi abbiano infuso speranza.
Il primo è “Il Piccolo Principe” di cui recentemente è uscito anche il film. A questo libro sono particolarmente affezionata per una serie di ricordi dolceamari, ma ogni volta che l’ho letto e riletto ho sempre trovato un messaggio nuovo, diverso. L’unicità degli amici, il valore dell’amicizia. Il Piccolo Principe addomestica la volpe, e la volpe non si dimenticherà mai di lui; il Piccolo Principe ha una rosa rossa, ma quella è la sua rosa, è unica perché l’ha coltivata e protetta lui. L’ha ascoltata vantarsi, pavoneggiarsi, l’ha protetta dal vento e dagli insetti. Questo libro è una metafora grandissima che sussurra l’importanza del valore dell’amicizia, o almeno è ciò che a me ha trasmesso.
Un altro libro è “Cose che nessuno sa” di A. D’Avenia. Questo libro si può dire che sia capitato obbligatoriamente tra le mie mani (lettura consigliatami da una mia docente di lettere) e tra una pagina e l’altra, il messaggio che più è rimasto impresso in me è il perdono. Non è facile perdonare e per come è il mio carattere tendo a non concedere seconde possibilità, ma in “Cose che nessuno sa” si affronta un lungo viaggio doloroso, di cui rimarranno anche le cicatrici e nonostante ciò Margherita e sua madre perdoneranno il papà che era scappato con un’altra donna.
L’ultimo libro, ma non meno importante, anzi direi quello che ha risposto ad una domanda che mi sono sempre posta, è “Le cinque persone che incontri in cielo”.
La domanda che mi sono posta per anni, e che credo tutti si pongano almeno una volta nella loro vita è: perché sono nato?
Qual è lo scopo della mia esistenza?
Ricordo come suppliziavo il mio cervello per ottenere una qualsiasi risposta a queste domande simili tra di loro e poco tempo fa, un mio caro amico mi prestò questo libro che mi piacque talmente tanto da comprarne una copia tutta mia. Le cinque persone che incontri in cielo non sono altro che fasi della tua vita che ti condurranno allo scopo per cui sei nato. Che la tua vita ti sembri distrutta, finita, a pezzi, e ti faccia veramente schifo, si è sempre nati per qualcosa di più grande di noi, di più bello. Siamo nati per qualcuno, per qualcosa, per diventare qualcuno, per salvare qualcuno.
Non è ripetitivo.
Il libro mi ha fatto capire che siamo nati perché alla nostra vita è collegata direttamente, o indirettamente, quella di altre migliaia di persone. Non devo diventare per forza uno scienziato importante, o il presidente degli Stati Uniti, so solo che esisto perché la vita è parte di un’enorme ed infinito castello di carte: se ne togli una, molte altre cadranno, se non tutte.

Ogni libro è come un pezzo di un puzzle che va a comporre una sezione importante di noi stessi. Va a lenire dolori, a fornire gioie e risposte, a farci evadere dall’odierno e dal monotono.

La sera era discesa e le stelle brillavano nel cielo, il libro posato sul comodino accanto al letto e la tazza, ormai vuota, posata su di esso.
Un’altra sera passata a sognare, a danzare tra immagini nitide e riflessioni.
Ogni sera d’inverno le mie giornate finivano così.

Hanane Chahir, 5Dgs a.s. 2015/16
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Il valore della lettura nella mia esperienza di studio è molto importante.
Attraverso i libri e la loro lettura veniamo a conoscenza il più delle volte di cose che prima ci erano sconosciute.
È importante leggere in quanto amplia il nostro lessico e la nostra cultura.
Ma nella società contemporanea il valore della lettura è andato sempre più diminuendo.
Ci si interessa di meno, si hanno tantissime distrazioni e poco tempo.
Oggi il ruolo della lettura dei libri è sottovalutato.
Essi ci servono per comprendere meglio la realtà che ci circonda ma sopratutto sono fondamentali per comprendere noi stessi.
Infatti: “Ogni lettore quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico, che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”.
Il libro è rimasto ancora oggi uno strumento di riflessione ed evasione.
Leggere ti permette di staccarti dalla realtà, viaggiare lontano con la mente ed esplorare luoghi che solo chi legge può comprendere.
Leggendo ci catapultiamo in una realtà completamente diversa dove il protagonista del libro siamo noi. Ci immedesimiamo in esso.
Alcune volte riconosciamo noi stessi nel carattere del protagonista o nel pensiero dell’autore.
Ogni lettore quando legge, legge se stesso ma quando ha finito il libro cosa può leggere?
Cosa gli rimane?
Finire il libro è sempre una tragedia.
Quando la storia ti appassiona vorresti che il libro non finisse mai.
Sei curioso.
Sei curioso di sapere come finisce la storia ma allo stesso tempo non vorresti finire di leggere il libro perché poi, avendolo finito, non ti rimane più niente.
Chiudi il libro e fissi il vuoto per assimilare il dispiacere di averlo finito e la lezione di vita che esso ti ha dato e che ti rimane.
Il libro, come disse Proust, è una specie di strumento ottico che lo scrittore offre al
lettore per permettere di cogliere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
Hanno quindi costituito per me una lente di ingrandimento sulla vita i seguenti libri: “Le prime luci del mattino” di Fabio Volo, “Siddharta” di Hermann Hesse e “Unbroken” di Laura Hillenbrand.
Questi sono stati la mia lente di ingrandimento sulla vita in quanto leggendoli mi sono rispecchiata nei personaggi e nelle moltissime citazioni dell’autore, che puntualmente sottolineo, che esprimevano le emozioni che provavo nel momento e periodo in cui ho letto tali libri.
Per quanto riguarda il libro “Siddharta” mi sono rispecchiata nel personaggio e nei valori che il famosissimo scrittore ha espresso. Valori in cui credo come il rispetto reciproco tra gli uomini e il rispetto per la natura.
“Unbroken” invece è un libro che in pochi conoscono.
È un’autobiografia di Louis Zamperini.
Un ribelle, un atleta, un naufrago, un prigioniero di guerra e infine un sopravvissuto.
È una storia interessante in quanto tratta anche argomenti di cui la storia non parla frequentemente come la cattiveria dell’Impero nipponico durante la seconda guerra mondiale. Di solito di quel periodo si conosce la crudeltà dell’Impero tedesco sotto il regime nazista e lo sterminio degli ebrei.
Dunque è stato interessante leggerlo in quanto mi ha arricchito di nuove conoscenze. L’ultimo libro che mi ha fatto riflettere è stato “Le prime luci del mattino” di Fabio Volo. In quest’ultimo libro mi sono rispecchiata molto nelle citazioni dell’autore come:
“ho imparato a trovare dentro di me le misure e le ragioni del mio vivere. Ho capito che dovevo essere ciò che sarò, non posso più vivere per compiacere qualcuno, obbligandomi ad essere quella che non sono” e “mi accuso di non amare abbastanza e mi riprometto di amare di più, come se tutto si potesse sistemare amando più intensamente. E allora non so nemmeno io dove trovo altra forza, investo nuovamente tutto nell’illusione di trasformare la menzogna in verità”.
Sono citazioni che fanno riflettere e che esprimono quello che sentivo e che non sono mai riuscita a dire.
Le persone dovrebbero leggere di più.
Avere più cultura. Più punti di vista.
I libri hanno un valore inestimabile per i lettori e questo, nonostante le distrazioni e le nuove tecnologie, non cambierà mai.
I libri e la lettura sono alla base della conoscenza e della cultura.
Più una persona è colta e più dovrebbe essere sensibile. E di persone così in giro ce ne dovrebbero essere di più.
Spegniamo la tv e accendiamo i cervelli!
Accendiamo gli occhi che sono i fari della nostra mente e indirizziamo su un libro.
Il risultato non tarderà a venire!

Sara Consonni, 5Dgs a.s. 2015/16
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 Pagine, lettere, parole. È così semplice un libro, eppure nella sua semplicità riesce a trasmetterci emozioni che possiamo portarci dentro per tutta la vita. Quando ogni lettore apre un libro si ritrova immerso nella mente dello scrittore. Egli immedesimandosi nel protagonista del libro cerca di trasmetterti un messaggio, che tu non devi far altro che cogliere. Nella mia esperienza, quando finisco un libro, rimango sempre affascinato. È come se si fosse aggiunto un tassello al mio essere. Ogni libro che finisco mi fa pensare a cosa mi ha lasciato e cosa mi voleva trasmettere lo scrittore. Per me la lettura è un vero passatempo, che mi tiene compagnia quando voglio rilassarmi.
Ci sono libri che dopo poco tempo ho smesso di considerare, ma altri posso affermare che hanno costituito per me una “lente di ingrandimento sulla vita”. La scelta del genere preferito può rispecchiare un po’ il nostro modo di essere. Il mio genere preferito è infatti quello thriller, infatti ho letto molti libri di Dan Brown: Il Codice da Vinci, Angeli e Demoni, Inferno, Il Simbolo perduto. Questo genere di libri con attimi di suspense, di mistero, forse rispecchiano nella scoperta di qualcosa che non conosco in me, e seguendo pagina dopo pagina la storia del professor Robert Langdon, mi immedesimo in questo personaggio.
Il libro che però mi ha fortemente segnato è: “Arancia Meccanica” di Anthony Burgess. Il particolare che mi ha colpito è come viene trattato il linguaggio all’interno del libro. Alex il protagonista narra la storia in prima persona dandomi la sensazione di essere davvero lì a sentire il discorso.
Burgess, attraverso il protagonista è riuscito a trasmettermi la sua idea dell’umanità e dell’uso della violenza gratuita. Alex è malvagio, commette sempre gesti violenti, ma una volta costretto a privarsi di se stesso, dopo aver avviato una terapia per estirpare la sua malvagità interiore, non ha più la possibilità di scegliere tra bene e male. Una volta finito il libro la domanda che mi è rimasta è: ma noi possiamo davvero scegliere cosa essere? O devo sottostare a ciò che vuole la società?
Un altro libro che mi ha colpito molto è ”Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne. Quando ho letto questo libro ero molto più piccolo, della stessa età di Bruno, il protagonista. Una volta finito questo libro è impossibile non porsi delle domande su ciò che si ha appena letto. Ciò che mi ha davvero colpito è come viene descritto come viene privato ogni diritto alla vita per alcune persone. Quando ho finito il libro la domanda che mi sono posto è: perché nonostante conosciamo tutti gli orribili errori che sono stati commessi in passato, ancora oggi alcune persone provano odio verso altre persone?
I libri a parer mio, sono molto importanti, perché servono ad aprire la mente alle persone che li leggono, e a crearsi una proprio opinione in merito a diversi argomenti. Nella società contemporanea, purtroppo la lettura non è uno dei passatempi preferiti, sia da giovani sia da adulti. Al giorno d’oggi i libri vengono messi in seconda posizione, preceduti dai film. Anch’io personalmente ho visto molti più film rispetto ai libri, sopratutto perché ho una forte passione per la cinematografia. Nell’ultimo periodo il cinema ha superato nettamente il libro, ma non considero il libro come uno strumento oramai superato.
Il limite che abbiamo nei film è quello di sottostare all’idea che il regista si è fatto di quella storia, questo a volte può essere un sinonimo di carenza di immaginazione. Il libro riesce a inserire nella storia molti più contenuti e leggendo le parole, ognuno di noi è in grado di inventare l’ambientazione, un volto ai personaggi rendendo la storia ancora più affascinante. Quindi penso che il libro sia uno strumento fondamentale per riuscire ad avere una proprio idea su molti argomenti e ad ogni libro letto aggiungiamo un pezzo al nostro essere e ci aiuta a scoprire lati di noi stessi che a volte non conosciamo.

Manuel Melidoro, 5Dgs a.s. 2015/16
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 Cosa significa “leggere”? E “lettore”?

Sono diversi i significati che vengono attribuiti all’azione “leggere”, ma la più corretta credo sia la seguente: “Seguire con gli occhi i caratteri di una scrittura, intendendo il significato di parole e frasi”.
Per “lettore” invece si intende: “Chi legge, chi si dedica alla lettura”.
Proust afferma: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico, che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”.
Io personalmente concordo in parte con quanto affermato da Proust, poiché è vero che ogni lettore, quando legge, legge se stesso, ma l’opera dello scrittore non la considero soltanto uno “strumento ottico” per il lettore, bensì anche una sorta di “manuale di vita”.
Ogni individuo, lettore, sceglie personalmente quali libri comprare, quali libri sfogliare e approfondire. Ognuno è libero di interrompere una lettura se considerata noiosa o insensata o ancora poco produttiva.
Si sceglie personalmente che libro seguire e portare avanti, intendendone a pieno le parole e le frasi scritte.
Io non mi reputo un lettore accanito, ma i libri che ho letto, li ho sfogliati volentieri.
Tra quelli che preferisco ci sono: “L’ultima alba di Guerra”; “L’arte della Guerra”; “American Sniper”; “Io e Te”.
Questi libri mi piacciono molto… Ma non mi raccontano.
Certo, mi piace pensare di vivere secondo le ideologie del libro, ma non mi descrivono. Non leggo me stesso. Leggo una sorta di manuale per comportarmi come dei personaggi che sembrano dare validi insegnamenti.
I libri che ho letto, ad esempio, mi hanno fatto capire i valori della Patria, mi hanno dato degli ideali di vita, mi hanno commosso e hanno rafforzato gli insegnamenti ricevuti in famiglia sulla lealtà e sulla disciplina.
Oggi però la lettura è sempre meno praticata. Ormai sono altri gli strumenti per passare il tempo.
Nel 2016 la molteplicità della tecnologia ruba letteralmente spazio alla lettura di un libro… di un pezzo di carta macchiato di inchiostro. Sono pochi i ragazzi che scelgono un libro al posto di un videogame o di una rete Wi-Fi che permette l’accesso a qualsiasi “Social”.
Sia l’uso della tecnologia che la lettura di un libro offrono la possibilità di “evadere”, riflettere, uscire da uno stato di noia, scappare dalla monotonia.
Certo, un’immagine o una frase “postata” è più immediata, richiede poco tempo.
La lettura di un libro richiede invece concentrazione e fatica.
Il libro è quindi uno strumento di vita superato? No, non credo. Un libro può ingiallire, può rimanere in soffitta o in uno scaffale per anni coperto dalla polvere, può perdere la copertina o magari qualche pagina, ma sicuramente non potrà mai smettere di raccontare un chi, un quando, un dove, un cosa, un perché. Poco
importa se gli occhi e la mente del lettore leggeranno per noia, per interesse, per scelta o per obbligo, per conoscere o per criticare. In qualsiasi caso il libro avrà svolto la sua funzione: porre il lettore di fronte a lettere che, combinate in parole e unite poi in frasi, raccontano un mondo tutto da scoprire. Com’è possibile allora rinunciare alla grande occasione di aprire un libro?
Forse occorrerebbe, soprattutto da parte dei giovani, solo più coraggio e forza di volontà.

Simone Mercanti, 5Dgs a.s. 2015/16
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 I libri racchiudono tutta la saggezza del mondo.
Come pretendiamo di capire la vera essenza della nostra vita se non li leggiamo? Pecchiamo di presunzione.
Al loro interno possiamo trovare una quantità quasi spaventosa di informazioni ed esperienze di vita, tutte utili a renderci delle persone migliori.
Molti sono scettici nei loro confronti e sottovalutano le potenzialità che un libro ha da offrire.
Del semplice inchiostro nero su foglio bianco può avere tanta forza da evocare sensazioni, stati d’animo, pensieri, colori e profumi.
Tutto ciò ha dell’incredibile, eppure ce li abbiamo sotto il naso tutti i giorni.
Basterebbe aprirli e dedicargli anche solo un quarto d’ora al giorno e già vedremmo il mondo con occhi diversi.
Bisognerebbe abituare i propri figli a leggere fin dalla tenera età, nella quale loro non sono nient’altro che un foglio bianco che ha bisogno di essere scritto e che continua a scriversi ininterrottamente.
Se non abbiamo avuto la fortuna di innamorarci della lettura fin da piccoli non dobbiamo disperare: leggere è senza tempo né epoca, andrebbe fatto sempre indipendentemente dall’età o da qualsiasi altra condizione.
Non ha mai fatto male a nessuno spendere del tempo in un ambiente tranquillo con un libro in mano, magari alla scrivania con una bevanda calda vicino quando fuori infuriano pioggia e brutto tempo, completamente catturati da ciò che si sta leggendo e pronti ad imparare cose sempre nuove.
Una volta superati i pregiudizi il gioco è fatto. Uno dei tanti benefici della lettura è quello di renderci più intelligenti e sensibili nei confronti di tutto ciò che ci circonda, sconfiggendo la quotidiana superficialità che ci costringe a rimanere per ore incollati a cellulari e televisori senza esserne mai veramente soddisfatti.
I libri allenano il nostro cervello a rimanere concentrato su un messaggio soltanto anziché venirne costantemente “bombardati” come accade quotidianamente con i mass media.
Migliorerà così la produttività e verrà stimolata la creatività e l’immaginazione,
arricchiremo la nostra proprietà di linguaggio e comprenderemo di più il mondo, gli altri e anche noi stessi.
La nostra attività cerebrale tutta verrà impegnata molto più di quanto avviene normalmente stando sdraiati su un divano. Numerosi ricercatori sostengono anche che la lettura funga da vero e proprio “anti-stress”, abbassando la pressione sanguigna e generando un senso di calma e relax nell’organismo.
Le vicende narrate nei romanzi inoltre rendono più empatici e ci fanno immedesimare nei personaggi, calare nei luoghi, nelle situazioni, nei momenti di gioia, di euforia, di speranza, di delusioni, di dubbi e di paura.
In appena quaranta minuti è come se vivessimo un’intera vita.
E’ a dir poco incredibile la quantità di emozioni che un libro, a prima vista quasi banale, può farci provare.
Sono proprio questi i motivi per cui amo tanto leggere, impegnandomici quotidianamente insieme ad altri interessi.
Ho scoperto la lettura fin da molto piccolo, quando girovagando per le stanze della casa di mio nonno materno un bel giorno mi sono imbattuto in uno scaffale pieno di libri e fotografie.
Incuriosito dalle copertine pieni di colori vivaci ho scoperto successivamente anche ciò che vi stava dentro.
Per me i libri, soprattutto quelli di fantasia e avventura (cito “Le cronache di Narnia” di C.S. Lewis oppure “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry), sono sempre stati una possibilità di evasione dalla realtà, che grazie alla creatività assume tutto un altro sapore.
Crescendo ho scoperto che di libri ve ne sono a bizzeffe e che svolgono anche un’altra funzione, ovvero quella di trasmettere conoscenze da persona a persona e far riflettere su molti aspetti della vita che sicuramente non avrei mai messo in discussione se non li avessi letti. Recentemente ho rispolverato un libro di Ken Follett che s’intitola “I pilastri della terra”.
E’ un romanzo storico ambientato nel medioevo, che narra le vicende di diversi personaggi che si intrecciano tra di loro finendo poi per influenzarsi l’uno con l’altro: c’è Tom il muratore che sogna di costruire una cattedrale e sfamare la famiglia grazie al suo lavoro, Philip il monaco intraprendente e animato dai sinceri valori cristiani, William
Hamleigh crudele signore locale che stringe un patto di convenienza con il vescovo Waleran Bigod, che affamato di potere diverrà manipolatrice ingannando i protagonisti per il proprio tornaconto personale.
Il primo insegnamento che questo libro mi ha trasmesso è quello di inseguire i propri sogni con tutte le proprie energie, grandi o piccoli che siano nessuno lo farà mai al nostro posto, conviene cominciare fin da subito! Uno spunto di riflessione che mi ha colpito molto si può trovare nell’evoluzione dei personaggi che inizialmente sono buoni ma che una volta avuto a che fare con quelli malvagi decidono, nonostante tutto, di rimanere fedeli ai propri ideali usando però le loro stesse tecniche immorali e subdole per contrastarli.
Un altro messaggio nascosto che si può cogliere leggendo tra le righe consiste nei personaggi cosidetti “cattivi”.
Se all’inizio l’egoismo, la superbia e l’avidità sembrano quasi premiare chi ne fa uso indiscriminato a discapito di tutto e tutti, successivamente i personaggi negativi del romanzo ne diverranno completamente schiavi, venendo trascinati in un vortice senza fine di odio e oscurità che sarà poi la loro stessa rovina.
Ma l’insegnamento più grande che ho ricavato dalla lettura di Follett è questo: ogni aspetto della realtà ha sempre un lato nascosto di cui ignoriamo l’esistenza.
In fondo l’abito non fa il monaco, così come la copertina non fa il libro.
Bisogna scavare nella profondità delle cose se si vuole vederne l’essenza, l’anima, se si rimarrà in superficie si vedrà solo ciò che appare.
E ciò che appare il più delle volte, è il contrario di ciò che veramente è.

Francesco Murro 5Dgs a.s. 2015/16
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