Pablo Neruda – Poesie

Neruda - Poesie

 

Pablo Neruda – Poesie
Traduzione di Salvatore Quasimodo
Einaudi editore, 1965.

 

 

 

 

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“Poesie” contiene le raccolte delle poesie di maggior successo di Pablo Neruda, tradotte da Salvatore Quasimodo. Le raccolte sono suddivise in cinque capitoli, ognuno dei quali porta un titolo differente a seconda dei temi trattati nelle poesie. La guerra civile spagnola, l’amore per le donne, la nostalgia della terra natia e la visione tormentata dell’universo, sono solo alcuni dei temi che si evincono leggendo Poesie. Particolarmente interessanti sono le poesie della raccolta Spagna nel cuore le quali sono una denuncia a cuore aperto dedicate alla Spagna devastata dalla guerra civile. La poesia deve essere d’aiuto nella lotta politica, grazie ad essa l’uomo trova una nuova forza nella ricerca di giustizia e di libertà. Avviene un cambiamento nell’animo del poeta che sfocia in un’adesione alla lotta sociale. Un’altra raccolta è Residenza sulla terra che  è l’emblema della sfiducia che Pablo Neruda prova nei confronti dell’intero universo, in cui la tragica costante presenza della morte provoca una riflessione tormentata che fa affiorare la sofferenza umana. Le poesie trasmettono un sentimento sofferto che rende il lettore affascinato dalla morte ma anche irrequieto in quanto trovatosi faccia a faccia con una “morte poetica”. Una raccolta speranzosa è Canto generale del Cile caratterizzata da parole di amore universale. I paesaggi della sua terra natia sono percepibili e l’enfasi con cui ne descrive ogni sfumatura fa trasparire il suo immenso amore per l’America, la sua America, il suo tanto desiderato Cile.
Tra tutte le poesie, una in particolare mi ha colpito per la facilità con cui arriva diretta al lettore, ogni parola diventa un pensiero, ogni pensiero diventa un immagine fino a imprimersi come ricordo.

Solo la morte
Vi sono cimiteri solitari,
tombe piene d’ossa senza suono,
se il cuore passa da una galleria
buia,buia,buia,
come in un naufragio dentro di noi moriamo
come annegando nel cuore
come scivolando dalla pelle all’anima.

Ci sono cadaveri
e piedi di viscida argilla fredda,
c’è la morte nelle ossa,
come un suono puro,
come un latrato senza cane,
che viene da campane, da tombe,
che all’umido cresce come pianto o pioggia

A volte vedo solo bare a vela/salpare con pallidi defunti, con donne dalle trecce morte
conpanettieri bianchi come angeli,
con fanciulle assorte spose di notai,
bare che salgono il fiume verticale dei morti,
il fiume livido
in su con le vele gonfiate dal suono verticale della morte.
La morte arriva a risuonare
come una scarpa senza piede, un vestito senza uomo,
riesce a bussare come un anello senza pietra né dito,
riesce a gridare senza bocca, né lingua, né gola.

La morte sta sulle brande;
sui materassi che affondano, sulle coltri nere
vive distesa, e all’improvviso soffia:
soffia un suono oscuro che gonfia le lenzuola;
e ci sono letti che navigano verso un porto
dove sta in attesa vestita da ammiraglio.

L’uso impeccabile delle parole disegna nella mente del lettore infiniti paesaggi, infinte emozioni. Il tema della morte è triste e cupo, ma in questa poesia si può scorgere qualcosa che si spinge oltre la semplice visione meccanicistica della morte, tocca delle corde più profonde, più intime. Pablo Neruda evidenzia la ferocia con la quale la morte prende il sopravvento sulla fisicità del  corpo fisico. “La morte arriva a risuonare,come una scarpa senza piede, un vestito senza uomo, [..] riesce a gridare senza bocca, né lingua, né gola”. La morte è da sempre così vicina all’essere umano eppure così lontana, così diversa, così immateriale, non necessità di soldi, di bei vestiti. Ogni giorno ci osserva, ci spia e quando sarà il momento, ci aspetterà “dall’altra parte”.

Arianna Valeria Sannino, 5Asa a.s. 2015/16

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