Il futuro non c’entra

Tre incontri a tema narrativo
che si inseriscono nel progetto “book to movie
la cui partecipazione è aperta a
studenti e docenti interessati.

locandinaFuturo

Mercoledì 17 aprile – TERZO INCONTRO

Alienità assoluta e relativa
Incontro con l’altro nella sci-fi

  • Le varie forme degli Altri.
  • L’Altro tra letteratura e cinema: antichità, XIX secolo, XX secolo.
  • L’alieno di A.C.Clarke e C.D.Simak.
  • Alien movies: remake, sequel & prequel.
  • Alien television: alieni nelle serie TV, i più longevi.

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Mercoledì 3 aprile – SECONDO INCONTRO

La scienza immaginata
Il rapporto fra fantasia e realtà scientifica

  • Pionieri e colonizzatori:
    Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Jules Verne,
    Edward Bellamy, Edgar Rice Burroughs, Herbert George Wells.
  • Letteratura di idee.
  • Predizioni scientifiche.
  • Il futuro che non esiste.
  • Hard science-fiction writers:
    John Campbell, Isaac Asimov, Arthur C. Clarke,
    Gregory Benford, Vernon Vinge, Robert Sawyer.
  • Le scienze nella fantascienza.
  • Il cantiere delle occasioni.

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Mercoledì 13 marzo – PRIMO INCONTRO

Science-Fiction 
La sospensione dell’incredulità

  • XX secolo: la letteratura di consumo
  • Evoluzione di un genere:
    scientifiction,
    sense of wonder,
    pulp magazine,
    golden age,
    mondi parallel,
    fenomeno cyberpunk,
    millennium…

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Il Candido

eGGyroaLHY9lFrançois-Marie Arouet, detto Voltaire
Il Candido, ovvero l’ottimismo
A. Mondadori, Oscar Classici

Il “Candido, ovvero l’ottimismo” è un racconto filosofico scritto dall’illuminista Voltaire e pubblicato per la prima volta nel 1759 a Ginevra. La narrazione si svolge nel 1700 in un periodo di circa un anno e mezzo. L’ambientazione è varia, e spazia tra la Vestfalia, l’Olanda, il Portogallo, il Paraguay, la terra di Eldorado, la Francia, l’Inghilterra, Venezia e Costantinopoli.

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Il protagonista del racconto è Candido, un giovane ingenuo e svanito, cresciuto in un palazzo di Vestfalia, di proprietà del barone di Thunder-den-Tronckt. Il suo precettore è il filosofo Pangloss, che insegna al ragazzo una dottrina basata sull’ottimistica visione della vita, in base alla quale tutto è ordinato al fine di avvantaggiare l’uomo, e il mondo stesso in cui questi vive è il migliore dei mondi possibili. Candido segue con interesse queste lezioni, e si convince profondamente di quanto inculcatogli dal maestro. Nel contempo si innamora di Cunegonda, figlia del barone, ma viene scoperto nello “scandaloso” atto di baciarla, quindi è immediatamente allontanato dal regno. Da quel momento, il giovane è coinvolto in una serie di eventi sciagurati: il castello nel quale ha vissuto viene saccheggiato e la sua famiglia massacrata, ad eccezione di Cunegonda; è costretto ad arruolarsi nell’esercito bulgaro e scopre la crudeltà della guerra, incontra in seguito Pangloss il quale è però sfigurato dalla sifilide. I due si imbarcano assieme a un medico che li cura. Il viaggio è tuttavia tormentato e a causa della tempesta il medico muore affogato. In seguito Candido e Pangloss sono catturati dall’Inquisizione. Il primo è fustigato, il secondo impiccato. Il giovane viene aiutato da una vecchia, amica di Cunegonda, così i due innamorati si ritrovano, per poi doversi separare nuovamente. In breve, la storia prosegue narrando una serie interminabile di peripezie che vedono coinvolto Candido, il quale non perde comunque la cieca fiducia negli insegnamenti di Pangloss (che riuscirà a salvarsi dall’impiccagione e ritrovare l’allievo). 
Alla fine della storia tutti i personaggi si riuniscono e si stabiliscono in una piccola fattoria, dove vivono coltivando la terra e dedicandosi ad attività materiali, rifuggendo il ragionamento, senza porsi questioni esistenziali.
Sono molteplici gli aspetti del racconto che si prestano a un’interpretazione. 
Innanzitutto vi è l’insistenza del protagonista Candido nel trovare negli insegnamenti di Pangloss una consolazione a tutte le sciagure delle quali cade vittima. Il giovane è così ottuso da non riuscire ad abbandonare la logica secondo la quale il mondo in cui vive è il “migliore dei mondi possibili” e tutto ciò che avviene è parte di un disegno vantaggioso per l’uomo. Tale pensiero è alla base della teoria filosofica di Leibniz ed è bersaglio, per tutto il racconto, delle critiche di Voltaire, il quale intende sbeffeggiare questa visione ottimistica. Questa critica da parte dell’eclettico illuminista assume le forme di una vera e propria parodia, che non disdegna l’uso dell’ironia, componente, quest’ultima, che è riscontrabile in diverse situazioni. 
Per esempio, Voltaire ne fa uso quando fa dire a Candido che il suo è uno splendido castello, perché è “dotato anche di porte e finestre”, o che il barone è “il più grande signore della provincia e perciò del mondo”, oppure è il caso della sconclusionata logica secondo la quale “i HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Naso” \o “Naso”nasi servono ad appoggiarvi gli HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Occhiali” \o “Occhiali”occhiali, ed infatti noi abbiamo degli occhiali”. Naturalmente la parodia è portata da Voltaire all’estremo, tuttavia l’autore non abbandona mai, nel corso dell’intero racconto, la leggerezza tipica della sua prosa, quasi voglia celare dietro un apparente distacco la radicalità delle sue critiche. 
La leggerezza di Voltaire, unitamente alla semplicità della sua prosa, non deve essere considerata segno di superficialità, come invece ritenne Rousseau, definendo l’opera un “libro scellerato, che fa della coscienza umana uno scherzo e che, sotto forma di romanzo, non è che un odioso libello contro la Divina Provvidenza”. 
Al contrario il Candido, come molti dei libri di carattere metaforico, sfrutta uno stile semplice e una storia banale e inverosimile per impostare delle riflessioni che, condivisibili o meno, si riferiscono alla realtà, come fa notare Voltaire stesso in una lettera a D’Alambert nella quale afferma di “marciare sogghignando sempre sul cammino della verità”.
Se da un lato vi è la sagace e insistita critica delle teorie leibniziane, che ha portato tra l’altro alla nascita del termine panglossismo (che deriva dal personaggio di Pangloss), dall’altro il racconto offre spunti di riflessione per quanto riguarda il finale. Gli ultimi due personaggi a parlare, nelle ultime righe, sono Pangloss e Candido. Il primo, in modo ormai prevedibile, riflette sul fatto che se Candido non avesse vissuto tutte le sventure delle quali è rimasto vittima, non avrebbe avuto la possibilità di nutrirsi, beatamente e in pace con il mondo, dei cedri che sta gustando. Candido, forse stufo, ma certamente brusco, taglia corto ribadendo un concetto che aveva già espresso in precedenza: “Ben detto, ma bisogna coltivare il nostro giardino”. 
Certamente una battuta del genere, espressa in modo sbrigativo, non seguita da alcuna riflessione, da alcun chiarimento, lascia sbigottito il lettore. Soprattutto perché suona quasi come un invito, un suggerimento ad adottare questo stile di vita, che rifugge il ragionamento, la riflessione. Questa sfiducia nella ragione spiazza il lettore moderno, e si può comprendere come abbia potuto incontrare qualche perplessità anche nell’epoca illuminista, che aveva come elemento cardine quello della ragione umana. Candido, anche nel pronunciarla, sembra sfiduciato, sconsolato; si potrebbe persino ipotizzare che abbia perso fiducia nelle improbabili quanto astratte argomentazioni di Pangloss e trovi invece più convincenti (o convenienti) quelle del contadino turco che lo ha invitato a una vita più legata agli aspetti materiali. Cosa intendeva Voltaire? Ogni individuo deve rinunciare al ragionamento, alla componente razionale che eleva il genere umano, oppure il senso è un altro, ed è da interpretare come un invito a non cedere all’illusione di teorie fallaci o di rivoluzioni utopiche che cozzano con la realtà della nostra umana natura? 
Io propendo per quest’ultima ipotesi, che comunque sento di non trovare completamente soddisfacente.
In conclusione, trovo che il Candido sia un testo piacevole, scritto con uno stile semplice, lineare e molto scorrevole. Per quanto riguarda gli aspetti più specifici dello stile, il narratore è onnisciente, ed è frequente nel racconto l’uso del discorso diretto, per mantenere vivo l’interesse. 
L’unico difetto che ritengo caratterizzi questo testo riguarda la poca verosimiglianza della storia, che volutamente è solo un pretesto per esporre le idee dell’autore, ma che poteva, secondo me, comunque essere più curata e, soprattutto in alcuni tratti, meno noiosa.

Bruno De Marini, 4As, 2013

Uomini e topi

John Steinbeck
Uomini e topi
Traduzione di Cesare Pavese
Bompiani editore, Tascabili, 2001

John Steinbeck, nato nel 1902 a New York e morto il 20 dicembre 1968, è considerato uno degli scrittori più importanti del XX secolo, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1962.
Uomini e topi è un romanzo pubblicato a New York nel 1937.
 
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John Steinbeck scrive un romanzo, che per quanto breve, tratta un insieme rilevante di temi: la cattiva condizione dei braccianti, il sogno americano, la discriminazione razziale, l’amicizia e l’amore fraterno.
George e Lennie, i protagonisti delle vicende, si spostano di fattoria in fattoria in cerca di fortuna e in cerca del loro sogno: possedere il proprio terreno da coltivare ed essere liberi da qualunque “datore di lavoro – oppressore”. Steinbeck racconta il loro periodo di permanenza in uno dei ranch in cui lavorano e, attraverso una scrittura veloce e rapida, ripercorre queste tematiche con dinamicità, dando spazio soprattutto ai dialoghi diretti tra i personaggi per dare un timbro
coinvolgente in cui si evolvono le vicende.
Molto duro e sorprendente il finale in cui l’amore fraterno di George per Lennie lo porta ad un decisione estrema ed inaspettata. Un finale in cui il lettore resta a bocca asciutta per via della velocità che quasi non gli permette di rendersi conto di ciò che stia accadendo.
Notevole è, invece, l’impegno dello scrittore che ha adottato dei dialoghi “sgrammaticati” per rendere al lettore l’idea delle condizioni di questi contadini molte volte analfabeti o quasi.
Il libro è consigliato soprattutto a lettori occasionali per via della sua semplicità.

Tarek Radwan, IV Bi, novembre 2011

Romanzo breve collocato in un’ America povera e combattuta tra lotte sociali e problemi di immigrazione.
L’autore analizza in maniera cruda ed essenziale queste situazioni, spogliando il testo da descrizioni troppo dettagliate e superflue, in modo da non distogliere l’attenzione dagli argomenti principali dell’opera.
Steinbeck usando una scrittura “povera” e ripetitiva permette al lettore di immedesimarsi in una realtà e un’epoca a noi poco familiare, questo testo è poco prevedibile e capace di inaspettati colpi di scena.
La storia tratta di vicende tragiche e violente riguardanti in particolare due braccianti che lavorano in un ranch in California: Lennie un omone forte e un gran lavoratore che ha il difetto di essere sciocco e irresponsabile e George, guida dell’amico, un uomo più minuto e molto acuto.
I due si troveranno di fronte a situazioni poco raccomandabili quasi sempre a causa dell’ingenuità di Lennie, e alcune di queste saranno troppo grandi anche per l’astuto George.

Andrea Za, IV Bi, novembre 2011

“Uomini e Topi” è un titolo forte, poiché mette in vista le differenze e le somiglianze delle due creature. Tra le pagine 13 – 14 Lennie accarezzando un topo, senza accorgersi lo stringe troppo forte togliendogli la vita. In questo momento lo scrittore spiega la differenza di dimensioni e di forze tra i due. Ma appoggiandosi sul fatto della grande Depressione americana negli anni ’30, le due creature assumono un carattere simile. I contadini erano come i topi – senza una meta, sempre in fuga, pieni di promesse mai realizzate e mentalità ricche di fantasie su un futuro migliore.

Vadim Pegassov, IV Bi, novembre 2011

Il pianeta dei Venti

George R.R. Martin e Lisa Tuttle
Il pianeta dei Venti
Traduzione di Roberta Rambelli
Editrice Nord, Narrativa d’anticipazione, 1983

Windhaven è un romanzo scritto nel 1981 da due giovani autori e che racconta la storia di un mondo di piccole isole, insidiose tempeste e pericolosi oceani, un mondo popolato dai discendenti dei reduci di un incidente spaziale. Gli abitanti hanno distrutto i resti della propria nave per ricavarne i metalli rarissimi nel pianeta, e con essi hanno costruito ali sottili che li hanno resi in grado di volare.
Generazioni dopo, nelle varie isole si sono evolute culture diverse, ma in tutte gli eredi dei primi possessori delle ali sono divenuti una classe privilegiata. I volatori, in ogni luogo, sono al di sopra della legge, e il loro status è da sempre tramandato di padre in figlio.
La protagonista del romanzo è Maris, la figlia di un pescatore che, adottata da un volatore, impara a volare. Ha un grande talento naturale, molto superiore a quello di molti volatori per diritto ereditario, ma la tradizione vuole che debba cedere le ali al fratello Col, il vero erede del suo padre adottivo. Col non sa volare bene, ha
paura, e il suo unico desidero è diventare un cantore e viaggiare con il suo maestro Barrion tra le isole per nave.
Da qui inizia un solido racconto di “lotte di classe”, dove Maris sfida le tradizioni con le proprie idee radicali, e vince! Ma le tradizioni sono dure da abbandonare. I privilegi secolari dei volatori hanno creato in loro un sentimento di superiorità, e li hanno resi invisi e arroganti per gran parte della popolazione.
Il Pianeta dei Venti non ha un intreccio complicato o enormi colpi di scena. La storia è semplice e lineare. I protagonisti, pur se ben descritti, non hanno background complessi o piani segreti di alcun genere. Il libro è una lettura semplice e gtradevolissima, nel quale gli autori hanno fatto un eccellente lavoro nel descrivere le difficoltà di una società posta di fronte alle esigenze di cambiamento dettate dal passare dei secoli. Sia i volatori che i “terragnoli” sono profondamente toccati dagli eventi causati dagli sforzi di Maris, e in contrasti descritti sono verosimili e fanno riflettere, oltre che intrattenere.

Jack Barron

Senza tregua

George Alec Effinger
Senza tregua
Traduzione di M. C. Pietri
Editrice Nord, Cosmo Argento, 1989

Questo romanzo del 1987, il cui titolo originale è When gravity faille, è forse l’opera più importante di quest’autore ed è il primo volume della trilogia di Marîd Audran, ambientata in un mondo futuristico dove il cambio di sesso è operazione comune e dove impianti cibernetici permettono alle persone di modificare le proprie capacità e la propria personalità.
Tale ambientazione rispecchia in larga misura il quartiere francese di New Orleans e raccontano le storie romanzate dei travestiti e delle altre persone che Effinger ha conosciuto nei bassifondi della città.
Un allucinante incrocio di culture dove proliferano crimine, droga, corruzione. Ma dove si può anche usufruire degli incredibili progressi tecnologici. In questo labirinto di personalità artificiali, che popolano un mondo elettrizzante, dal sapore esotico, Marîd Audran, investigatore privato, si trova coinvolto in un intrigo fatale. Un contatto con cui doveva concludere un affare viene ucciso da un misterioso sicario, e l’assassinio attiva il vortice in cui Audran viene risucchiato suo malgrado.
Questo primo romanzo della trilogia è stato definito dalla critica internazionale “un capolavoro per ritmo, originalità e immaginazione” e recentemente è stato ripubblicato in Italia con il titolo L’inganno della gravità (Hobby & Work, traduzione di Eva Raguzzoni).

Jack Barron

Scrutare nel buio

Philip K. Dick
Scrutare nel buio
Traduzione di  Sandro Pergameno e Valerio Fissore
Editrice Nord, Narrativa d’Anticipazione, 1979

È un romanzo del 1977, il cui titolo originale è A Scanner Darkly, tradotto in italiano anche col titolo Un oscuro scrutare (Fanucci editore, 2010). Viene considerato uno dei più bei romanzi sulla tossicodipendenza mai scritti, e senz’altro uno dei capolavori dello scrittore californiano.
Il romanzo è ambientato in California, in un futuro non molto remoto. Tra i giovani circola una droga micidiale, nota come “Sostanza M” o “Sostanza Morte”. Il protagonista è il tossicodipendente Bob Arctor, che vive alla giornata in una casa affollata insieme ad altri tossicodipendenti. Le giornate del gruppo di Bob trascorrono tra sballo, conversazioni sconclusionate, avventure tra il comico e il tragico. Nella descrizione della vita di Arctor e compagni non è difficile leggere elementi autobiografici (anche Dick fu tossicodipendente, da anfetamine).
Bob Arctor nasconde però un segreto: è un agente infiltrato della narcotici. Nella sua casa vi sono telecamere che riprendono tutto quel che avviene. Bob è il classico agente usato in operazioni sotto copertura, che riferisce ai suoi superiori nascosto da una tuta disindividuante (scramble suit nell’originale) che ne confonde i lineamenti e l’aspetto; questo per evitare che qualche talpa all’interno della polizia possa rivelare la sua vera identità alle organizzazioni di narcotrafficanti.
Bob quindi conduce una doppia vita: ogni tanto diventa l’agente di spionaggio Fred, spione e nemico di quelli che nella vita da tossico sono suoi amici. La situazione è complicata dal fatto che uno degli effetti collaterali della Sostanza M è la progressiva separazione dei due emisferi cerebrali, che porta gradualmente a una vera e propria schizofrenia. L’emisfero della razionalità e della logica diventa sempre più autonomo da quello dei sentimenti e dell’intuizione.
La vita di Bob/Fred va pian piano a pezzi, e con lui quella dei suoi amici/vittime tossicodipendenti, fino a un finale straziante e sorprendente.

Jack Barron

La svastica sul Sole

Philip K. Dick
La svastica sul Sole
Traduzione di Roberta Rambelli
Fanucci Editore, Immaginario Dick, 2011

La svastica sul sole (The Man in the High Castle) è una celebre ucronia di Philip K. Dick, pubblicata nel 1962 e vincitore del Premio Hugo come miglior romanzo.
Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone.
Sulla costa  occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folclore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.
La svastica sul sole racconta la Storia e le sue possibilità, la realtà e le riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente, l’invasione della spiritualità nella vita quotidiana, il dramma morale di chi deve sopravvivere in un regime di sottomissione.
L’edizione Fanucci comprende due capitoli sequel che Dick ha scritto nel 1967 e dove spiega l’esistenza di due realtà parallele. Questi due capitoli dovevano costituire un secondo romanzo che Dick non è riuscito più a scrivere.

Jack Barron

I Simulacri

Philip K. Dick
I Simulacri
Traduzione di Roberta Rambelli
Fanucci Editore, Immaginario Dick, 2002

È un romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Philip K. Dick pubblicato nel 1964. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, in ipotetici “Stati Uniti d’Europa ed America”, governati dal partito unico Democratico-Repubblicano, tramite il presidente, Der Alte, e la First Lady Nicole, vero motore del potere.
Si tratta di un romanzo corale, in cui non si riesce a individuare un protagonista preciso ma piuttosto una lunga serie di personaggi che si muovono fra complotti di stato, lotte del potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa.
Nel Ventunesimo secolo gli Stati Uniti d’Europa e d’America sono governati da una coppia incantevole: der Alte, il presidente, e la First Lady, vero motore del potere. Popolare e amatissima star televisiva, la donna nasconde segreti che ne potrebbero destabilizzare l’autorità, e si oppone a ogni tentativo di rovesciamento del suo benigno regime. Fra complotti, corporation industriali, conflitti sociali tra élite e massa, tra chi conosce la verità sulla reale natura di der Alte e chi crede ciecamente nella verità offerta al pubblico, si muovono gli altri personaggi del romanzo: il pianista psi Richard Kongrosian, capace di suonare senza toccare i tasti; Beltold Goltz, capo dell’organizzazione dei Figli di Giobbe; Loony Luke, venditore di astronavi che permettono alle famiglie disperate di emigrare su Marte; e poi i simulacri, sostituti robotici degli esseri umani, usati come strumenti fondamentali di un rischioso gioco politico. Imbevuto dell’atmosfera e degli eventi dell’epoca, tra Jacky Kennedy e Richard Nixon, saturo di paranoia e di una cultura del segreto e del sospetto che esploderà nel decennio successivo, I simulacri è tra i migliori romanzi di Dick degli anni Sessanta: un’opera corale sospesa fra stupore e amarezza, pessimismo e volontà di riscatto, e soprattutto una ricchissima galleria di personaggi, umani e artificiali.

Jack Barron

Codice 4GH

John Brunner
Codice 4GH
Traduzione di Roberta Rambelli
Editrice Nord, Narrativa d’Anticipazione, 1979

Questo romanzo pubblicato nel 1975 è uno dei primi nel quale è possibile ravvisare un tentativo, sebbene ancora abbastanza ingenuo, di prendere in considerazione questioni attinenti la sicurezza informatica.
In esso si ipotizza l’esistenza di una rete informatica continentale controllata da un unico, grande computer. Il protagonista del libro, Nick Halflinger, riesce a far saltare la rete introducendo da un terminale pubblico una “tenia”, una sorta di virus informatico che comincia a rivelare alla popolazione le “verita scomode” tenute nascoste dal governo ma puntualmente registrate negli archivi del computer. Il romanzo, ispirato dal noto saggio del futurologo Alvin Toffler “Future Shock”, prende in considerazione più gli aspetti sociali derivanti dalla cablatura dell’intero continente che la vicenda di hackeraggio vera e propria, e tuttavia è da notare il fatto che l’autore preveda il diffondersi di “tenie”, “fagi” ed altri parassiti informatici come naturale conseguenza della cablazione, del rendere accessibile a chiunque una rete informatica.
Nel romanzo di Brunner però, se è vero che viene previsto il diffondersi del fenomeno dei virus, è altrettanto vero che non viene tenuto in debito conto il parallelo e probabile sviluppo delle misure di sicurezza.
Le difese della rete contro le “tenie” sono quindi praticamente inesistenti ed inoltre la figura del pirata informatico è assente. Il protagonista alla fin fine compie un atto di hackeraggio, ma il suo ruolo è senza dubbio ancora quello dell’eroe, che col proprio operato ripristina la verità, la giustizia e l’ordine.

Jack Barron

La catena spezzata

Marion Zimmer Bradley
La catena spezzata
Traduzione di Roberta Rambelli
Editrice Nord, Fantacollana, 1981

La catena spezzata (The shattered chain, 1976) è un romanzo a metà fra la fantascienza e il fantasy, scritto dall’autrice americana Marion Zimmer Bradley e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1981. È uno dei romanzi che compongono il Ciclo di Darkover.
Il volume, per la sua forte componente femminista, attirò svariate critiche. Tuttavia, come spiega nella sua prefazione all’edizione del 1990 per la casa Editrice Nord, le critiche più aspre giunsero dalle femministe con le posizioni più estremiste. Tanto che l’autrice stessa si dissociò dal movimento.
Un romanzo di donne libere, combattive, audaci: Libere Amazzoni di Darkover che hanno scelto di non essere difese da nessun uomo e capaci di potersi difendere da sole, nella vita di sempre. Donne coraggiose e intrepide che in questa storia devono vedersela con una delle società più maschiliste e violente del mondo di Darkover: quella degli abitanti delle Terre Aride, dove le donne vengono tenute in catene e sono costrette a nascondersi nelle immense abitazioni dei feroci commercianti che abitano il gelido deserto di steppa ai confini di Darkover. Qui, una nobildonna dei Comyn è stata rapita e trattentuta a forza contro la sua volontà. Una spedizione di donne intrepide e coraggiose farà di tutto pur di salvarla dal suo atroce destino.