Infected files

Dario Tonani
Infected files
Antologia di racconti
Delos Books, 2011
168 pagine
prezzo 7,90
ISBN 978-88-6530-1500

Raccolta di racconti che mette in luce il carattere eclettico dello scrittore milanese. Da futuri cyberpunk a dopobomba a futuri prossimi più o meno degradati. C’è comunque sempre un file conduttore, l’impronta lasciata da Tonani, sempre inquietante. E le idee che riesce a proporre, sempre qualcosa di nuovo, di diverso, di originale in un panorama del genere fantascientifico che rischia sempre di più di collassare su sé stesso.
Dario Tonani si divide tra l’attività di giornalista professionista e la scrittura; ha pubblicato diversi romanzi e una settantina di racconti in antologie, quotidiani nazionali e nelle principali testate di genere italiane (Urania, Giallo Mondadori, Segretissimo, Millemondi, Robot).
Nell’aprile del 2007, su Urania, è uscito il suo titolo più acclamato: “Infect@”, un noir fantascientifico giunto secondo all’edizione 2005 dell’omonimo premio e di cui sono stati opzionati i diritti cinematografici (il seguito, Toxic@, è in uscito a settembre di quest’anno).
A marzo 2009, ancora per Urania, è uscito “L’algoritmo bianco”, mini ciclo composto da due romanzi brevi. È autore anche di un ciclo steampunk, iniziato lo scorso anno con la novelette “Cardanica” (pubblicata su Robot e poi in formato digitale per 40k Books), proseguito nel 2011 con “Robredo” e che si svilupperà a breve su un terzo titolo “Chatarra”.
Con le sue storie ha vinto numerosi concorsi, tra i quali nel 1989 il Premio Tolkien, due volte il Premio Lovecraft (1994 e 1999) e tre il Premio Italia (1989, 1992 e 2000). Sposato, con un figlio di 17 anni, vive e lavora nella periferia del capoluogo lombardo, a due passi dagli stessi luoghi che descrive nei suoi romanzi.

Jack Barron

I quadrivi del tempo e dello spazio

Lanfranco Fabriani
I quadrivi del tempo e dello spazio
Antologia di racconti
Delos Books, 2010
300 pagine
prezzo 9,90
ISBN 978-88-6530-115-9

Consigliare la lettura di un’antologia di racconti come questa, significa almeno due cose: anzitutto conoscere un’autore italiano la cui produzione da almeno un trentennio è costante e significativa. Fabriani ha all’attivo la pubblicazione di numerosi racconti (che sono praticamente tutti raccolti in quest’antologia assieme a un buon numero di inediti) e di alcuni romanzi presso la casa editrice Mondadori.
La seconda cosa che credo sia importante è legata al genere di storie che Fabriani scrive, in quanto egli è “veramente” uno scrittore di science-fiction, uno che la sa scrivere insomma, oltre che conoscerla molto bene.
La fortissimo vena ironica di questo autore romano, traspare in tutte le sue opere, magari solo come peculiarità di alcuni personaggi oppure che dà corpo a tutto l’impianto narrativo, sia si tratti di una storia ambientata in un lontano pianeta, oppure nel centro di Roma.
Leggere questa antologia di Fabriani è un po’ come leggere un bigino di quello che la narrativa fantastica è in grandi di offrire, proprio perché i suoi interessi hanno spaziato dalla space-opera alle ucronie, senza tralasciare il fantasy.
Come fa notare Vittorio Curtoni nell’introduzione all’antologia, se Fabriani fosse nato negli USA sarebbe uno scrittore famoso al pari di molti, noti anche oltre i loro confini. Come italiano, invece, si deve accontentare del nostro mercato, delle sue limitazioni e difficoltà.
La cosa bella, per noi italiani, è che ce lo possiamo leggere in originale.

Giorgio Ginelli

Il pianeta dei Venti

George R.R. Martin e Lisa Tuttle
Il pianeta dei Venti
Traduzione di Roberta Rambelli
Editrice Nord, Narrativa d’anticipazione, 1983

Windhaven è un romanzo scritto nel 1981 da due giovani autori e che racconta la storia di un mondo di piccole isole, insidiose tempeste e pericolosi oceani, un mondo popolato dai discendenti dei reduci di un incidente spaziale. Gli abitanti hanno distrutto i resti della propria nave per ricavarne i metalli rarissimi nel pianeta, e con essi hanno costruito ali sottili che li hanno resi in grado di volare.
Generazioni dopo, nelle varie isole si sono evolute culture diverse, ma in tutte gli eredi dei primi possessori delle ali sono divenuti una classe privilegiata. I volatori, in ogni luogo, sono al di sopra della legge, e il loro status è da sempre tramandato di padre in figlio.
La protagonista del romanzo è Maris, la figlia di un pescatore che, adottata da un volatore, impara a volare. Ha un grande talento naturale, molto superiore a quello di molti volatori per diritto ereditario, ma la tradizione vuole che debba cedere le ali al fratello Col, il vero erede del suo padre adottivo. Col non sa volare bene, ha
paura, e il suo unico desidero è diventare un cantore e viaggiare con il suo maestro Barrion tra le isole per nave.
Da qui inizia un solido racconto di “lotte di classe”, dove Maris sfida le tradizioni con le proprie idee radicali, e vince! Ma le tradizioni sono dure da abbandonare. I privilegi secolari dei volatori hanno creato in loro un sentimento di superiorità, e li hanno resi invisi e arroganti per gran parte della popolazione.
Il Pianeta dei Venti non ha un intreccio complicato o enormi colpi di scena. La storia è semplice e lineare. I protagonisti, pur se ben descritti, non hanno background complessi o piani segreti di alcun genere. Il libro è una lettura semplice e gtradevolissima, nel quale gli autori hanno fatto un eccellente lavoro nel descrivere le difficoltà di una società posta di fronte alle esigenze di cambiamento dettate dal passare dei secoli. Sia i volatori che i “terragnoli” sono profondamente toccati dagli eventi causati dagli sforzi di Maris, e in contrasti descritti sono verosimili e fanno riflettere, oltre che intrattenere.

Jack Barron

Senza tregua

George Alec Effinger
Senza tregua
Traduzione di M. C. Pietri
Editrice Nord, Cosmo Argento, 1989

Questo romanzo del 1987, il cui titolo originale è When gravity faille, è forse l’opera più importante di quest’autore ed è il primo volume della trilogia di Marîd Audran, ambientata in un mondo futuristico dove il cambio di sesso è operazione comune e dove impianti cibernetici permettono alle persone di modificare le proprie capacità e la propria personalità.
Tale ambientazione rispecchia in larga misura il quartiere francese di New Orleans e raccontano le storie romanzate dei travestiti e delle altre persone che Effinger ha conosciuto nei bassifondi della città.
Un allucinante incrocio di culture dove proliferano crimine, droga, corruzione. Ma dove si può anche usufruire degli incredibili progressi tecnologici. In questo labirinto di personalità artificiali, che popolano un mondo elettrizzante, dal sapore esotico, Marîd Audran, investigatore privato, si trova coinvolto in un intrigo fatale. Un contatto con cui doveva concludere un affare viene ucciso da un misterioso sicario, e l’assassinio attiva il vortice in cui Audran viene risucchiato suo malgrado.
Questo primo romanzo della trilogia è stato definito dalla critica internazionale “un capolavoro per ritmo, originalità e immaginazione” e recentemente è stato ripubblicato in Italia con il titolo L’inganno della gravità (Hobby & Work, traduzione di Eva Raguzzoni).

Jack Barron

Scrutare nel buio

Philip K. Dick
Scrutare nel buio
Traduzione di  Sandro Pergameno e Valerio Fissore
Editrice Nord, Narrativa d’Anticipazione, 1979

È un romanzo del 1977, il cui titolo originale è A Scanner Darkly, tradotto in italiano anche col titolo Un oscuro scrutare (Fanucci editore, 2010). Viene considerato uno dei più bei romanzi sulla tossicodipendenza mai scritti, e senz’altro uno dei capolavori dello scrittore californiano.
Il romanzo è ambientato in California, in un futuro non molto remoto. Tra i giovani circola una droga micidiale, nota come “Sostanza M” o “Sostanza Morte”. Il protagonista è il tossicodipendente Bob Arctor, che vive alla giornata in una casa affollata insieme ad altri tossicodipendenti. Le giornate del gruppo di Bob trascorrono tra sballo, conversazioni sconclusionate, avventure tra il comico e il tragico. Nella descrizione della vita di Arctor e compagni non è difficile leggere elementi autobiografici (anche Dick fu tossicodipendente, da anfetamine).
Bob Arctor nasconde però un segreto: è un agente infiltrato della narcotici. Nella sua casa vi sono telecamere che riprendono tutto quel che avviene. Bob è il classico agente usato in operazioni sotto copertura, che riferisce ai suoi superiori nascosto da una tuta disindividuante (scramble suit nell’originale) che ne confonde i lineamenti e l’aspetto; questo per evitare che qualche talpa all’interno della polizia possa rivelare la sua vera identità alle organizzazioni di narcotrafficanti.
Bob quindi conduce una doppia vita: ogni tanto diventa l’agente di spionaggio Fred, spione e nemico di quelli che nella vita da tossico sono suoi amici. La situazione è complicata dal fatto che uno degli effetti collaterali della Sostanza M è la progressiva separazione dei due emisferi cerebrali, che porta gradualmente a una vera e propria schizofrenia. L’emisfero della razionalità e della logica diventa sempre più autonomo da quello dei sentimenti e dell’intuizione.
La vita di Bob/Fred va pian piano a pezzi, e con lui quella dei suoi amici/vittime tossicodipendenti, fino a un finale straziante e sorprendente.

Jack Barron

La svastica sul Sole

Philip K. Dick
La svastica sul Sole
Traduzione di Roberta Rambelli
Fanucci Editore, Immaginario Dick, 2011

La svastica sul sole (The Man in the High Castle) è una celebre ucronia di Philip K. Dick, pubblicata nel 1962 e vincitore del Premio Hugo come miglior romanzo.
Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone.
Sulla costa  occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folclore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.
La svastica sul sole racconta la Storia e le sue possibilità, la realtà e le riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente, l’invasione della spiritualità nella vita quotidiana, il dramma morale di chi deve sopravvivere in un regime di sottomissione.
L’edizione Fanucci comprende due capitoli sequel che Dick ha scritto nel 1967 e dove spiega l’esistenza di due realtà parallele. Questi due capitoli dovevano costituire un secondo romanzo che Dick non è riuscito più a scrivere.

Jack Barron

I Simulacri

Philip K. Dick
I Simulacri
Traduzione di Roberta Rambelli
Fanucci Editore, Immaginario Dick, 2002

È un romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Philip K. Dick pubblicato nel 1964. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, in ipotetici “Stati Uniti d’Europa ed America”, governati dal partito unico Democratico-Repubblicano, tramite il presidente, Der Alte, e la First Lady Nicole, vero motore del potere.
Si tratta di un romanzo corale, in cui non si riesce a individuare un protagonista preciso ma piuttosto una lunga serie di personaggi che si muovono fra complotti di stato, lotte del potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa.
Nel Ventunesimo secolo gli Stati Uniti d’Europa e d’America sono governati da una coppia incantevole: der Alte, il presidente, e la First Lady, vero motore del potere. Popolare e amatissima star televisiva, la donna nasconde segreti che ne potrebbero destabilizzare l’autorità, e si oppone a ogni tentativo di rovesciamento del suo benigno regime. Fra complotti, corporation industriali, conflitti sociali tra élite e massa, tra chi conosce la verità sulla reale natura di der Alte e chi crede ciecamente nella verità offerta al pubblico, si muovono gli altri personaggi del romanzo: il pianista psi Richard Kongrosian, capace di suonare senza toccare i tasti; Beltold Goltz, capo dell’organizzazione dei Figli di Giobbe; Loony Luke, venditore di astronavi che permettono alle famiglie disperate di emigrare su Marte; e poi i simulacri, sostituti robotici degli esseri umani, usati come strumenti fondamentali di un rischioso gioco politico. Imbevuto dell’atmosfera e degli eventi dell’epoca, tra Jacky Kennedy e Richard Nixon, saturo di paranoia e di una cultura del segreto e del sospetto che esploderà nel decennio successivo, I simulacri è tra i migliori romanzi di Dick degli anni Sessanta: un’opera corale sospesa fra stupore e amarezza, pessimismo e volontà di riscatto, e soprattutto una ricchissima galleria di personaggi, umani e artificiali.

Jack Barron

Codice 4GH

John Brunner
Codice 4GH
Traduzione di Roberta Rambelli
Editrice Nord, Narrativa d’Anticipazione, 1979

Questo romanzo pubblicato nel 1975 è uno dei primi nel quale è possibile ravvisare un tentativo, sebbene ancora abbastanza ingenuo, di prendere in considerazione questioni attinenti la sicurezza informatica.
In esso si ipotizza l’esistenza di una rete informatica continentale controllata da un unico, grande computer. Il protagonista del libro, Nick Halflinger, riesce a far saltare la rete introducendo da un terminale pubblico una “tenia”, una sorta di virus informatico che comincia a rivelare alla popolazione le “verita scomode” tenute nascoste dal governo ma puntualmente registrate negli archivi del computer. Il romanzo, ispirato dal noto saggio del futurologo Alvin Toffler “Future Shock”, prende in considerazione più gli aspetti sociali derivanti dalla cablatura dell’intero continente che la vicenda di hackeraggio vera e propria, e tuttavia è da notare il fatto che l’autore preveda il diffondersi di “tenie”, “fagi” ed altri parassiti informatici come naturale conseguenza della cablazione, del rendere accessibile a chiunque una rete informatica.
Nel romanzo di Brunner però, se è vero che viene previsto il diffondersi del fenomeno dei virus, è altrettanto vero che non viene tenuto in debito conto il parallelo e probabile sviluppo delle misure di sicurezza.
Le difese della rete contro le “tenie” sono quindi praticamente inesistenti ed inoltre la figura del pirata informatico è assente. Il protagonista alla fin fine compie un atto di hackeraggio, ma il suo ruolo è senza dubbio ancora quello dell’eroe, che col proprio operato ripristina la verità, la giustizia e l’ordine.

Jack Barron

Cronache della Lega Polesotecnica

Paul Anderson
Cronache della Lega Polesotecnica
Traduzione: Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli
Editrice Nord, Cosmo Argento, 1980

Tra i grandi affreschi di “storia futura” tanto cari agli scrittori di fantascienza questo della Lega Polesotecnica di Poul Anderson è certo uno dei più ricchi e vividi.
Le avventure del furbo e simpatico mercante Nicholas van Rijn, e del coraggioso esploratore David Falkayn, hanno dato, poco per volta col passare degli anni, forma e consistenza a un “opus magnus” tra i più validi ed importanti della moderna fantascienza.
Il presente volume, che si affianca ai cinque precedenti del ciclo (Mondo rovente, Il mercante delle stelle, La ruota a tre punte, La guerra degli uomini alati, Mirkheim) raccoglie le undici storie della serie ancora inedite. Questi racconti e romanzi brevi, che si estendono per un arco di quasi mille anni di storia futura, e sono correlati tra loro da una dettagliata carta cronologica dell’intero “arazzo futuro” di Anderson, raccontano minuziosamente l’espansione dei terrestri nella Galassia, il loro incontro con altre razze intelligenti, la nascita e il declino della Lega Polesotecnica (un’associazione di principi-mercanti che ambisce a colonizzare i mondi alieni e a portare in tutta la Galassia le regole del libero commercio).
In questo memorabile quadro delineato da Anderson spicca nettamente il complesso e travagliato rapporto tra i terrestri e gli uomini alati di Avalon, che è il filo conduttore che lega i racconti del volume e li inserisce nella struttura omogenea e compatta di una saga di rara bellezza.

Jack Barron

La primavera di Helliconia

Brian W. Aldiss
La primavera di Helliconia
Traduzione di Roberta Jole Luisa Rambelli
Editrice Nord, Cosmo Oro, 1985

Il pianeta Helliconia fa parte di un sistema binario e il suo periodo di rivoluzione attorno alla stella principale, Freyr, è di 2592 anni terrestri. Questo determina il ciclico alternarsi di stagioni di enorme durata, ove il clima e l’ambiente subiscono gigantesche trasformazioni ed intere civiltà muoiono e rinascono senza che ne rimanga il ricordo.
In questo affascinante scenario, Aldiss costruisce la sua opera più ambiziosa ed impegnativa, che offre una varietà di stimoli cognitivi in una cornice immaginativa di straordinaria complessita e ricchezza: un’epica grandiosa che narra l’evoluzione di una razza e di un mondo.
Nel primo libro della trilogia di Helliconia gli abitanti vivono la rinascita del pianeta, in un’epoca di profondi rivolgimenti naturali. La comunità di Oldorando, nel grande continente centrale di Campanniat, e lacerata da opposti atteggiamenti nei confronti della nuova realtà: la conquista di nuovi territori e la costruzione di una civiltà non si integrano con la lenta riscoperta di un passato ignoto e con la profonda conoscenza delle leggi della natura.
Su questo sfondo, drammatiche prove segnano il cammino e la sorte del popolo di Helliconia e portano allo scontro con l’altra razza intelligente, i phagor, in lotta perenne e sanguinosa con gli umani per il predominio del pianeta Aldiss ha elaborato una metafora del nostro mondo e dei profondi dissidi che lacerano l’uomo moderno, e si interroga sul futuro dell’umanità, forse segnato da una nemesi fatale. “La primavera di Helliconia” ha vinto nel 1983 il Premio John W. Campbell per il miglior romanzo, assegnato da una giuria internazionale di esperti, ed è stato finalista al Premio Nebula.

Jack Barron